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Storia delle zolfare di Sicilia. PDF Stampa E-mail
Scritto da Monica Giannone   

Per tutto l'Ottocento la Sicilia fu il maggior produttore e fornitore mondiale di zolfo.

Per tutto l'Ottocento la Sicilia fu il maggior produttore e fornitore mondiale di zolfo.

L'estrazione sistematica del minerale era iniziata attorno al 1830-40, quando se ne scoprirono le applicazioni chimico-farmaceutiche e agricole. Conosciuto già dai Romani, gli Arabi sistematicamente lo raccoglievano affiorante nelle zone vulcaniche e il Fazello informa che nel territorio di Palma di Montechiaro, attorno al 1500, si estraeva zolfo.

All'inizio del XIX secolo erano attive in Sicilia sei miniere e il numero crebbe progressivamente; ne furono aperte una novantina tra il 1820 e il 1830.

Lo zolfo siciliano interessava soprattutto Francia, Inghilterra, Stati Uniti.

La produzione del minerale, che nel 1815 era di circa 6.500 tonnellate, superò le 31.700 agli inizi del 1830. Il prezzo registrò il suo apice nel 1833 con 208 lire al cantàro (cantaro siciliano=80 chili).

Nel 1860 le zolfare superarono le trecento unità con 16.000 addetti, mentre nei primi anni del '900 diventarono 886 con circa 40.000 occupati.

La parabola discendente e irreversibile, con la sola eccezione degli anni della Grande Guerra, inizia nel 1905-06, allorché in Louisiana si cominciò ad applicare il metodo Frasch, che portava in superficie zolfo direttamente fuso nelle viscere della terra.

I segnali della crisi risalivano al 1876 quando i prezzi cominciarono ad oscillare vertiginosamente verso il basso, trascinando nella rovina parecchi "produttori di zolfara".

Una calma relativa si ristabilì a decorrere dal 1896, anno in cui Ignazio Florio, i Whitaker ed altri fondarono l'Anglo-sicilian Sulphur Company Limited, che con la sua politica di mercato stabilizzò il prezzo del minerale. L'Anglo-sicilian, che pur comprava l'80 % dello zolfo prodotto in Sicilia, non lo immetteva tutto sul mercato.

Nel 1906 la compagnia di Florio e C., non potendo venire a capo della concorrenza americana, si sciolse e venne sostituita da un Consorzio Obbligatorio.

La produzione ben presto si ridusse a un decimo di quella mondiale e le miniere, una dopo l'altra, vennero chiuse. Si passò così dalle 886 del 1904-05 ( erano state prodotte 560230 tonnellate di zolfo, la maggior parte esportate) alle 464 del 1921, alle 117 del 1937.

Nel 1934 una legge dello stato italiano vietò alle donne e ai carusi di età inferiore ai 16 anni di calarsi all'interno delle zolfare, mentre qualche anno prima, nel 1927, per legge era stata sancita la demanialità del sottosuolo. Lo Stato poteva assegnare in concessione perpetua o temporanea lo sfruttamento dei giacimenti ( con l'autonomia siciliana tale compito passò all'Assessorato all'Industria e al Commercio dell'Isola).

Gli anni successivi alla seconda guerra mondiale furono densi di scioperi, di interventi governativi prima e regionali dopo (nel 1963 nasce l'Ente Minerario Siciliano, che frustrerà le aspettative dei minatori), che non fecero altro che perpetuare lo stato comatoso del settore.

Le miniere siciliane sono state chiuse e questa è la realtà.

Ne resta un retaggio storico, letterario, antropologico, socio-culturale in genere che non deve essere assolutamente dimenticato perché fa parte del nostro essere siciliani e perché tanto può insegnare alle nuove generazioni.

L'industria estrattiva siciliana, al di là della concorrenza americana, non poteva avere prospettive per carenza di capitali da investire, di infrastrutture, strade e ferrovie, per l'allora insufficienza dei porti, per mancanza di spirito associativo, per l'eccessivo sfruttamento degli zolfatari, per la pochezza dell'industria chimica siciliana. E perché non si deve demandare ad altri quel che possiamo fare noi.

Si accennava ai Whitaker, soci di I. Florio, e si potrebbe parlare della Compagnia Morrison-Seager a Cianciana. Nessuno ha obbligato gli inglesi a decidere le sorti dello zolfo siciliano, ma nessuno può negare che sono stati molto attenti e attivi, intraprendenti.

Molti forestieri e pochissimi siciliani si sono arricchiti con il nostro zolfo e quasi mai i proventi della vendita sono stati reinvestiti nella nostra Terra.

Aveva iniziato a favorirli nel 1836 Ferdinado II di Borbone, concedendo al francese A. Taix di costruire una raffineria di zolfo con due camere di sublimazione a Porto Empedocle. Lo stesso Taix con Arsenio Aycard ottenne poi il monopolio di acquisto e vendita dello zolfo siciliano. Il privilegio venne revocato, a tutto vantaggio di altri esportatori pur sempre stranieri, dallo stesso re per timore di boicottaggio dei porti del Regno delle Due Sicilie da parte francese e soprattutto inglese, quantunque proprio in quegli anni l'attività mineraria fosse cresciuta perché i proprietari terrieri, generalmente aristocratici, presero a cedere in affitto (gabella) le miniere in cambio di una percentuale del prodotto (estaglio), che poteva arrivare al 30%.

Quella della zolfara è una storia triste di miseria, di sfruttamento, di sofferenze, di morte, di abbrutimento; di negazione della dignità umana, anche degli stessi esercenti che apparivano strozzini agli occhi dei minatori. Ciò, certamente non giustifica la loro condotta , la loro sordità, la loro impazienza ad arricchirsi subito e comunque. Forse coglie bene Luigi Pirandello, che così scrive nella novella Il fumo: "Chi erano, infatti, per la maggior parte i produttori di zolfo? Poveri diavoli, senza il becco d'un quattrino, costretti a procacciarsi i mezzi, per coltivare la zolfara presa in affitto dai mercanti di zolfo delle marine, che li assoggettavano ad altre usure ed altre soperchierie. Tirati i conti, che cosa restava, dunque, ai produttori? E come avrebbero potuto dare, essi, un men tristo salario a quei disgraziati che faticavano laggiù, esposti continuamente alla morte? Guerra, dunque, odio, fame, miseria per tutti, per i produttori, per i picconieri, per quei poveri ragazzi oppressi, schiacciati da un carico superiore alle loro forze, su e giù per le gallerie e le scale della buca".

 (ne Il Museo Mineralogico Paleontologico e della Zolfara, testi di B.Baldanza, V. Burgio, V. Di Maria, Fotografie di A. Pitrone, Sciascia ed., Caltanissetta-Roma,……).

 
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