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I processi formativi delle città di nuova fondazione. PDF Stampa E-mail
Scritto da Paolo Sanzeri   

La  chiave di lettura per comprendere la nascita  dell'odierno comune è costituita dall'analisi del processo storico complessivo che ha caratterizzato la nascita dei feudi.

La  chiave di lettura per comprendere la nascita  dell'odierno comune è costituita dall'analisi del processo storico complessivo che ha caratterizzato la nascita dei feudi.


Una  prima  divisione del territorio siciliano  viene  fatta  dai musulmani che lo suddivisero in tre provincie o valli:


Val  di  Mazara; Val Demone; Val di Noto; divisione  durata  (con  qualche mutamento) fino al 1818. (1)


Le circoscrizioni territoriali dei comuni siciliani  risalgono    all'istituzione  della  feudalità (XI sec.) (2) quando  il  conte    Ruggero  con  i  beni  usurpati ai  musulmani  potè  assegnare  a ciascuno dei suoi commilitoni una maggiore o minore estensione di terra  proporzionata all'importanza del personaggio. Da  qui  una prima  causa dell'irregolarità e limitazione dei territori  dei    comuni siciliani.
I latifondi concessi dal conquistatore normanno furono chiamati "feudi",  che ridotti in più ordini differivano tra loro  secondo l'estensione.

Quelli di grande estensione venivano detti "contadi" o  "contee", e risultavano di più baronie, le quali non erano che un'aggregato di più feudi.

I feudi il cui numero era limitato venivano denominati semplici o piani, ma vi erano anche suffeudi, cioè subconcessioni ai privati dai grandi feudatari.

Dal  re  Martino  II  (XVI sec.) in  poi  non  vi  furono  grandi mutamenti feudali, eccetto successioni o convenzioni private  tra l'uno  e  l'altro  barone, liti, ricadimenti, i  quali  pur  essi davano luogo ad irregolarità territoriali; altri mutamenti  erano prodotti  dall'aumento della popolazioni con il sorgere di  nuovi comuni baronali.

Il XVI secolo rappresentò per la Sicilia un periodo di grave crisi economica, essenzialmente in conseguenza del duplice ordine di eventi che segnarono il volgere del secolo precedente: da un  lato l’espulsione degli Ebrei, che privò l’isola della loro tradizionale capacità imprenditoriale e finanziaria; dall’altro la scoperta dell’America e la successiva Conquista che determinarono lo spostamento delle rotte commerciali verso le terre d’oltre Oceano e la conseguente marginalizzazione dell’Isola nell’equilibrio complessivo degli interessi della Corona spagnola.
Questa contingenza, legata alla contemporanea espansione demografica, ed alla necessità dell’autosufficienza alimentare portò la società isolana a ripiegarsi sul proprio tradizionale ramo di attività economica, l’agricoltura di tipo estensivo, attraverso il popolamento dei feudi, per la messa a coltura di ambiti sempre più vasti di territorio agricolo, sulla base della costante crescita del mercato interno, oltre alla consolidata, plurisecolare, vocazione del territorio isolano per la coltura cerealicola. Tali iniziative, superata la crisi di esportazione del grano della seconda metà del seicento, venenro favorite dalla consistente ripresa legata all’aumento della domanda su scala mondiale soprattutto a partire dalla mettà del 700.

Le nuove fondazioni di centri abitati, si esplicarono, prima timidamente, tra la fine del XVI e gli inizi del sec. XVII, fino ad esplodere nel corso del secolo, tanto da determinare un nuovo assetto territoriale ed urbanistico della Sicilia, con i caratteri che fino al secondo dopoguerra, costituiranno la facies forse più pervasiva e tipica dell’entroterra isolano.

Questa condizione è ben evidente nella successione delle rappresentazioni cartografiche dell’epoca. Nell’agrigentino, nel corso del XVI secolo vengono fondate o rifondate: Villafranca (1500), S. Angelo Muxaro (1506), Raffadali (1507), Montaperto (1522), Castrofilippo (1576).
I  baroni  possessori  di tanti feudi  sentivano  il  bisogno  di aumentare i loro redditi  o ancor meglio la necessità di salire in prestigio ed in autorità  (3) e si rivolgevano al vice-re chiedendo il privilegio, la licentia populandi, di popolare una terra, imponendo le gabelle.
Un altro incentivo non meno importante era l’acquisizione, da parte del fondatore, della giurisdizione civile sul nuovo borgo, e successivamente all’editto di Filippo III che rese venale il diritto di  mero e misto imperio, anche quello penale.

Connesso con la giurisdizione feudale era il governo politico, economico e sociale della nuova popolazione.
Il  vice-re,  conoscendo  che  anche il  reggio  erario  ne veniva  a guadagnare, riscuoteva una somma in contraccambio del  privilegio accordato.

I baroni, ottenuto il privilegio, la licentia populandi, (4) si affrettavano ad emettere dei bandi nei paesi circostanti al feudo da popolare, scegliendo  per  la fondazione del paese la località più idonea.
Il luogo scelto deve avere delle caratteristiche molto precise:

-l'edificabilità del suolo;

-la disponibilità in loco di acqua potabile per gli uomini e per le bestie
-aria non malsana;

-vicinanze di cave per i materiali da costruzione;

-facilità di accesso alle grandi vie di comunicazione del regno, ecc.;

L’insieme di queste circostanze a sua volta condiziona le scelte complessive in ordine alla dimensione da dare al nuovo centro da costruire e abitare.

L’atto fondativo è preceduto in genere dallo imprimatur della Corona sotto la forma della licentia concessa; la nascita di un nuovo insediamento può però non dipendere da una <<pianificazione dall’alto>> (o almeno da una pianificazione ad opera della classe nobiliare), può cioè frequentemente configurarsi come <<spontanea>> nella crescita di un nucleo iniziale, preesistente, profondamente radicato nella vita del territorio, ovvero nell’incremento di costruzioni rustiche <<sparse>> (spesso precarie perché legate ai cicli agricoli) al servizio di una rinnovata potenzialità colturale.

Di questo quadro fanno parte i nuclei -casali nelle loro varie accezioni- poi scomparsi del tutto o riassorbiti nelle nuove strutture urbane create dalla classe nobiliare.
In quest’ultimo caso si evidenzierebbe una continuità storica nella vita dell’insediamento, in genere non denunziata dal feudatario all’atto della richiesta alla Corona, dato che solo la creazione di un nuovo centro può produrre i vantaggi politici nei Parlamenti e quelli di autorità e prestigio in sede locale, (5) da intendersi spesso come scelta di comodo, o condizionata, di cui  il nuovo piano regolatore <<a griglia>> si limita a prenderne atto, registrandone la configurazione narrativa.
Con riferimento, per esempio, a Cattolica Eraclea, la preesistenza insediativa può, con notevoli margini di attendibilità, essere circoscritta sulla cartografia catastale; concordemente, nel primo rivelo 9 famiglie si dichiarano non provenienti da alcun paese e da sempre residenti a Cattolica.(6)
Un diverso caso è quello della baronia di Risichillia, popolata sin dal primo ‘500 con un castello, case rustiche e altre costruzioni, e descritta invece come inabitata nella licentia populandi rilasciata nel 1602 per la creazione di un nuovo centro da denominare S. Caterina. (7).

In altri casi, l’autonomia della vita insediativiva dalla formalizzazione giuridica è riscontrabile nella non coincidenza tra l’inizio della vita religiosa e la data della licentia, infatti si è riscontrato per Torretta, battesimi dal 1629, licentia del 1643. (8)

I vantaggi dell’operazione sono: messa a coltura di nuove terre e conseguente capacità di rifornimento cerealicolo del mercato interno ed esterno con certezza di consistenti guadagni materiali in rapporto alla crisi del mondo mediterraneo alla fine del ‘500, insediamento stabile della popolazione sotto forma di nuclei accentarti e <<regni>> nel Regno (secondo la tendenza atavica della classe contadina siciliana cui corrisponde, da parte opposta, il fascino dell’esercizio del potere) e conseguente prestigio, alla grande e piccola scala geografica, in continua evoluzione verso sempre più estese mire personalistiche.

L'autorizzazione governativa comporta, secondo la prassi, che il barone  costruisca subito a sue spese da 80 a 100 case di abitazione da offrire pronte ai nuovi abitatori.

Alle case si aggiungono le infrastrutture fondamentali:

-almeno una chiesa;

-la sede dell'amministrazione comunale;

-i locali da adibire a negozi per la vendita dei generi indispensabili (carne, olio, sale, ecc.);

-il fondaco;

-le strade interne;

-il palazzo del fondatore;

-il mulino,

- il carcere, ecc.

Dopo la completa occupazione degli alloggi messi a disposizione, gli immigrati arrivati dopo, secondo la prassi del tempo normalmente osservata, avrebbero affrontato le spese di costruzione delle loro case. Inoltre il feudatario, come prima accennato, con l’incremento degli abitanti, poteva usufruire del maggior gettito dei cosiddetti diritti angarici e dei diritti privativi (proporzionali al numero degli abitanti, come le tasse), e della maggiore quantità di terre baronali messe a coltura con conseguente accrescimento della rendita fondiaria.

I  comuni che si fondarono nella nostra isola tra il XV  e  XVIII sec. furono molti.
Infatti  le terre baronali dal XVI sec. sono più di 200 e  quelle demaniali appena una quarantina.
Nella prima metà del '600 si verifica la massima concentrazione delle nuove fondazioni agricole dello ius populandi, nelle quali autorità baronale ed ecclesiastica gestiscono integralmente un vastissimo fenomeno di ripopolamento, che interessa anche molti centri già esistenti, ampliati secondo analoghi criteri di regolarità del tessuto viario, dominato dalle grandi fabbriche conventuali.
Nel  corso del '600 e nei primi decenni del '700 si rinnova così anche il volto di gran parte dei centri minori; quelli fondati ex novo rispecchiano modelli ereditati dal medioevo, ma ormai entrati  nella sintassi urbanistica moderna (la croce di strade), e che favoriscono la schematizzazione simbolica dei rapporti di sudditanza sociale della popolazione contadina all'autorità feudale e alla organizzazione ecclesiastica. E' questo il periodo delle piazze regolari, delle strade con fondale prospettico, delle scalinate, delle scenografie e dei rituali religiosi che, in molti casi, riescono ancora oggi a perpetuare un uso  barocco degli insediamenti.

Dal  1571 al 1653 sorgono 89 comuni da localizzarsi nella  Valle di Mazara (Agrigento, Palermo, Caltanissetta), Val Demone,  anche in  ragione dell'immigrazione dalla Val di  Noto,  caratterizzata dalla prevalenza di terre e città demaniali più gravate, rispetto a quelle baronali, di pesi e di oneri fiscali.

Invece dal 1573 al 1714 sorgono in Sicilia circa 150 nuovi centri ed il popolamento è stato pervasivo ed ha riguardato l’intero territorio isolano.

Infatti nel periodo più depresso della Sicilia, sotto Filippo  IV dal 1621 al 1665, si ha la massima attività pianificatoria.

Viene  intensificata  la  vendita  o  la  concessione  di  titoli    nobiliari, di terre demaniali o vescovili (le città vescovili  di    Girgenti  e  di Licata vengono vendute rispettivamente  nel  1665 e nel 1648) con "licentiae populandi".(9)

Così i nobili feudatari, affetti da una dilagande  titolomania acquistano le licentiae populandi e gareggiano fra di loro in una corsa verso il potere, causando la fondazione di molti paesi.
Tali furono ad esempio i comuni di:


LICENZE DI FONDAZIONE DI COMUNI FEUDALI nel Sec. XV
-Siculiana……………………………..1422 (da Federico Chiaramente)
-Canicatti…………………………..…1461-1468 (per volere di De Crescenzio)
-Villafranca…………………………..1499-1500

                                                                                         
LICENZE DI FONDAZIONE DI COMUNI FEUDALI nel Sec. XVI - XVII
- Aragona…………………………….12 settembre 1607

-Calamonaci………………………….24 ottobre     1608

-S. Elisabetta…………………………13 febbraio   1610

-Cattolica……………………………..24 maggio    1610

-S. Margherita…………………..........04 giugno     1610

-S. Anna……………………………...13 gennaio   1622

-Comitini……………………………..23 giugno    1627

-Casteltermini………………………...09 febbraio 1629

-S. Biagio……………………………..03 ottobre  1635

-Montevago…………………………..30 gennaio 1636

-Plama di Montechiaro……………….16 gennaio 1637

-Menfi ………………………………..28 luglio    1637 (sotto  la signoria di Diego Aragona

Tagliavia)

-Cianciana …………………………..04 ottobre 1646

-Campobello………………………….19 luglio   1681

-Bifora………………………………..21 luglio    1681

-Realmonte…………………………...14 agosto   1681

COMUNI SORTI FORSE NEL SEC. XVII SENZA LICENZA DI POPOLARE
-Montallegro…………………………..1567
-Camastra……………………………...1619
-Lucca Sicula………………………….1621

-Ravanusa……………………………..1621
-Ribera……………………………..….1628 ? (fondata da Luigi Moncada
                                                                                                                        Principe di Paternò)
-Joppolo……………………………….1693

ED ANCORA:

- S. Carlo nel 1620;

-Poggioreale nel 1642;

-Montelepre, Sciara, Mazzarà, Valledolmo e Gravina di Catania nella metà del secolo XVII;

-Cerda nel 1656;

-Canicattini nel 1678 ed altri.     

Note
1)-Michele Amato, Storia dei musulmani, vol. I, pag. 326 e seg.
-P. Petitti,Repertorio amministrativo sull’amministrazione civile del Regno delle due Sicilie, vol. I, Napoli 1851.
La ripartizione amministrativa del territorio siciliano in 23 distretti o com’arche resta in vigore fino al 1816. Con i decreti 11 ottobre 1817 e 1 gennaio 1818, il governo borbonico divide l’isola in 7 valli rette da 7 Intendenze. L’organizzazione distrettuale continua a sussistere, incorporata però nelle Intendenze delle quali costituisce una sottoripartizione amministrativa. Dopo l’unificazione nazionale la ripartizione amministrativa del territorio regionale non subisce alterazioni di rilievo: le Intendenze vengono chiamate province e i distretti circondari. In seguito la ripartizione circondariale si estingue e le province da 7 vengono portate a 9.

2)-G.Di Giovanni, la circoscrizione territoriale di Cianciana e dei comuni finitimi, cap. 4, pag. 108.
3)-Il  Governo Spagnolo, al fine di permettere la colonizzazione dell'isola, dava degli incentivi a chi fondava un nuovo comune, infatti chi fondava un nuovo comune con almeno 80 case acquistava il diritto al titolo di principe e ad un posto nel parlamento siciliano, cioè veniva elevato al ruolo di Grande di Spagna. Se era già principe e sedeva in Parlamento, acquistava diritto ad un  altro voto aggiuntivo.
4)-Ia licentia populandi veniva concessa come ricompensa per particolari servigi resi alla corona; da un certo momento in poi, però le concessioni furono messe in vendita a prezzo variabile (da 100 a 400 onze, 2.000 per Travia) e il ricavato veniva incamerato dal fisco. Con la licentia populandi il feudatario acquisiva la giurisdizione civile sul paese, non quella penale (mero e misto imperio) che poteva essere concessa solo dal re. L’editto del 13 settembre 1610 di Filippo III mercificò tale privilegio e dal quel momento in poi lo acquistano tutti i feudatari del regno.Note
5)-M. Renda, I nuovo insediamenti nel seicento siciliano.

6)-T. Davies, Trasformazione territoriale…, 

7)-C. A. Garufi, Patti agrari e comuni feudali di nuova fondazione in SiciliaII, p. 68.
9)-C.  A.  Garufi,  Fatti  Agrari  e  Comuni  Feudali  di   nuova fondazione in Sicilia, A. S. S. Palermo, 1946/47.

 

 

 

Articolo tratto dal libro: "Sant'Antonino di Cianciana.  Storia di una città di nuova fondazione", anno 2007, scritto dall'Arch. Paolo Sanzeri.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Breve descrizione dell'opera: Il libro si occupa di descrivere Cianciana fin dalle sue origini, che non coincidono con la data di fondazione ufficiale, ma inizia dall'età del bronzo fino ai primi del '900. Inoltre il libro tratta dell'architettura, dell'archeologia, dell'urbanistica, dell'arte, dell'ambiente e di altri temi inerenti il territorio comunale, in particolare del fiume Platani e della ex rete ferroviaria.

Il libro è disponibile presso il bookshop del Museo Civico.

 
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