CIANCIANA.INFO - Il portale su Cianciana by Paolo Sanzeri -Storia, Cultura, Architettura, Turismo, Cronaca ed altro - La civiltà dello zolfo a Cianciana: La figura dell'esercente o gabelloto e dei proprietari.

 

 

 

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La civiltà dello zolfo a Cianciana: La figura dell'esercente o gabelloto e dei proprietari. PDF Stampa E-mail
Scritto da Salvatore Albanese   

 Sample Image  Le miniere di Cianciana e la figura dell'esercente o gabelloto e dei proprietari. 

Le prime notizie sulle miniere di Cianciana e sull’avvicendarsi altalenante dell’ industria estrattiva risalgono al 1839 quando le miniere aperte ed operanti erano 10 così suddivise: cinque in contrada Raddoli rispettivamente con i nomi di Tamburello, Polizzi, Guida, Mormino, Saverino, tre in contrada Falconera con i nomi di Cappadona, Falconera, Falconera, Balate e Ciniè in territorio di Alessandria della Rocca e Bivona ma come miniere appartenenti a Cianciana i cui proprietari erano Principe Ferrandina e Principe Resuttana.

Gabelloti della Balate erano i fratelli Romeo e della Ciniè Amodeo Armand.

I proprietari delle zolfare Tamburello, Polizzi e Guida risultano essere stati i fratelli Curreri, delle zolfare Mormino Mormino Francesco, di quella Saverino Alfieri Francesco e C. , della Cappadona Antonino Cappadona, delle due Falconere, dell’una risulta proprietario Morrison e C. e dell’altra Marsala Francesca in Vecchio e C. , Alfieri Francesco aveva come gabelloto Onofrio Di Lorenzo, Cappadona Antonino, Amodeo Armand, Marsala Francesca aveva Ignazio e Vincenzo Florio.

 Dai nomi dei proprietari si evincono due elementi importanti e cioè una la presenza dell’ inglese Morrison come proprietario e l’altro il nome di Ignazio e Vincenzo Florio come soci della proprietaria Marsala Francesca. La presenza di un inglese a Cianciana denota chiaramente come anche per miniere di modeste entità gli Inglesi che in quel tempo avevano molti interessi sulle miniere, valutassero importante possederne qualcuna.

E quando ci fu l’accordo tra il governo borbonico e la compagnia Taix-Aycard che di fatto istituiva il monopolio degli zolfi in Europa, gli inglesi abbatterono con la forza il monopolio e la società fu sciolta: l’industria estrattiva, poi, non registrò grosse perdite perché la diminuzione del prezzo dello zolfo fu compensata dalla diminuzione dei salari degli zolfatari.

Ma furono proprio i mercanti inglesi affittuari o proprietari di miniere che escogitarono il sistema Truck system per ridurre i costi di produzione a spese dei minatori: esso consisteva nel pagamento di una parte del salario in generi alimentari offerti dalla bottega attigua alle miniere, a prezzi maggiorati.

Il nome dei Florio come soci, inoltre, denota la necessità da parte dei proprietari, nei momenti di maggiore difficoltà e cioè quando i profitti si contraevano paurosamente, di ricorrere a gente ricca che possedeva capitali, a commercianti, appunto come i Florio che tra l’altro possedevano anche una flotta la Florio Rubattina.

La famiglia Florio divenne una famiglia tra le più in vista della elite palermitana tanto che nel 1904, quando il governo istituì il “ Sindacato obbligatorio Siciliano di mutua assicurazione per gli infortuni sul lavoro nell’industria delle miniere di zolfo” fu proprio Ignazio Florio che collaborò con  l’Anglo Sicilian  Sulphur Company perché si stipulassero numerosi contratti con esercenti e proprietari che prevedessero un reciproco impegno a vendere e acquistare a prezzi prefissati gli zolfi prodotti.

Questi dati ci vengono forniti dalla “ Statistica generale delle zolfare in Sicilia formata nell’anno 1839 ” per uso della compagnia Taix-Aycard e C. , manoscritto contrassegnato con la collocazione XV HD, presso biblioteca centrale della Regione Siciliana di Palermo.

Da essa si possono trarre alcune riflessioni, confortate da un’analisi approfondita dei documenti in questione: questa statistica era stata espressamente richiesta dalla Direzione centrale di Statistica e da essa si evince come le vicende delle miniere ciancianesi  appaiano strettamente legate a quelle dell’accordo fra la Società Taix-Aycard, il governo borbonico e il governo inglese. Inoltre veri e propri gruppi sociali ruotavano attorno allo sfruttamento minerario e il riferimento non riguarda soltanto la manovalanza quanto i proprietari, gli esercenti e gli altri eventuali soci.

 Il documento ha, infatti, il pregio di fare emergere dalla polvere e dall’ oblio degli anni tutta una serie di informazioni sull’ ubicazione di ciascuna zolfara, sui costi di estrazione e sui volumi di produzione presunti ma anche sulle figure che presiedevano alla produzione, commercializzazione degli zolfi: il nobile gran proprietario, il capitalista che scuciva i cordoni della sua borsa, il negoziante esportatore, il gabelloto. Il problema della produzione presunta è un problema che scoppia in seguito all’ avvilimento in cui cade l’ industria solfifera a causa della grande produzione in eccesso in confronto della richiesta.

Come si vede dal prospetto statistico la maggior parte delle miniere ciancianesi in epoca borbonica era a conduzione economica, le miniere venivano considerate cave e lo zolfo veniva estratto senza eccessiva spesa limitatamente agli affioramenti e venduto al prezzo bassissimo di 9 carlini e mezzo per 10.000 quintali, senza trovare chi lo comprasse. Il governo borbonico istituì, come accennato prima, il monopolio della vendita dello zolfo e l’ affidò alla società Taix-Aycard e C. per 10 anni e per equiparare la produzione al consumo venne stabilito di limitare la produzione di ciascun esercente.

Le miniere ciancianesi erano piccole miniere e i proprietari di esse furono enormemente danneggiati dalla limitata produzione e così pure l’ Inghilterra, la maggiore consumatrice dello zolfo siciliano. Fra alti e bassi dopo l’ Unità d’ Italia, l’ industria solfifera siciliana giunse alla gravissima crisi del 1895, anno in cui il prezzo dello zolfo calò in maniera massiccia fino a giungere a Lire 55 la tonnellata.

Giungevano intanto dall’ America notizie su ritrovamenti di importanti strati di zolfo nella Luisiana e cresceva il timore fra gli industriali siciliani che l’ America potesse da un giorno all’ altro gettare sul mercato una grande quantità di zolfo a basso prezzo, con danni incalcolabili per l’ industria siciliana. Sorse allora l’idea di un consorzio obbligatorio fra proprietari ed esercenti di miniere e il 28 giugno 1906 venne presentato alla Camera dei Deputati un progetto di legge per l’ istituzione di un consorzio, approvato il 6 Luglio e il 15 dello stesso mese promulgato come legge dello Stato.

Ma la società ciancianese esprime una naturale ritrosia all’ uso delle corporazioni e all’ assemblaggio di diverse entità sotto uno schema, forse per una innata diffidenza nei confronti dei propri simili. Da ciò deriva che sia i proprietari che gli esercenti e i direttori dei lavori a cui veniva demandato ogni problema attinente la miniera e che rispondevano del proprio operato solamente ai proprietari non si unirono mai né in consorzi né in associazioni ma rimasero proprietari liberi.

Nel triennio 1902 – 1904, tuttavia , Cianciana non compare fra i comuni ad alta emigrazione mentre vi ritroviamo comuni agricoli come la vicina Alessandria della Rocca, Santo Stefano Quisquina, Montevago.

La crescita produttiva ed occupazionale del settore minerario consentì anche ad un buon numero di contadini giornalieri e di braccianti di lavorare da vagonari o da manovali in qualità di avventizi. Ecco come Lorenzoni [1] nel capitolo dell’ “ Inchiesta sui contadini siciliani” : << nei periodi di disoccupazione agricola i contadini cercano lavoro nelle miniere ove fanno i vagonari o gli sterratori, maneggiano le pompe di prosciugamento o compiono altri svariatissimi lavori >>.

A Cianciana in quegli anni la popolazione tendeva ad aumentare: è un dato questo che si può riscontrare spulciando l’ Archivio del Comune ed apre la strada alla constatazione che, nonostante le sofferenze, i sacrifici, il caldo estenuante delle miniere, la presenza dell’ industria mineraria imprimeva una maggiore dinamicità all’ andamento demografico di Cianciana che non, per esempio, a Bivona o Alessandria della Rocca, tradizionalmente comuni agricoli.

 L’ età giolittiana, dunque, conosce una crescita produttiva ed occupazionale del settore minerario e come dice Simona Laudani [2] << sembra agire da stimolo anche nei confronti dell’ economia agricola, sollecitata da una parte da una maggiore domanda di prodotti, e dall’ altra da un complessivo miglioramento del mercato del lavoro >>.

Nel triennio successivo 1905-1907, invece, anche Cianciana appare interessata ad un flusso migratorio consistente così come Bivona, San Biagio Platani etc., a causa della comparsa sul mercato dello zolfo americano a prezzi più contenuti, della conseguente flessione del trend occupazionale nel settore minerario. E’ sempre più alto il numero degli emigrati e nella sola provincia di Agrigento nel 1906 erano già il 28,5 % della popolazione.

Intanto a Cianciana in questi anni, nonostante il Regolamento N° 231, 18 Giugno 1885 prevedesse l’ assicurazione obbligatoria degli operai contro gli infortuni di lavoro, si continuava a morire per incidenti vari, per malattie dell’ apparato respiratorio, per anchilostoma e gli scioperi del 1904, scoppiati nelle piccole zolfare come quelle di Cianciana venivano a disturbare i sonni tranquilli dei proprietari e degli esercenti, i quali fino a quel momento avevano spadroneggiato ed impedito la nascita delle leghe degli scioperanti.

 Gli scioperi proclamati più per sentito dire che per autentica coscienza rivendicativa si limitarono a picchettaggi nei pressi delle miniere, petizioni alle pubbliche autorità per interventi di mediazione, proclami affissi ai muri delle case, cortei composte anche da donne che sfilavano per le vie del paese. Si lavorava sempre con i sistemi tradizionali che non permettevano la riduzione dei costi, abbondavano le zolfare piccole e medie dove difficilmente potevano apportarsi miglioramenti nei metodi di conduzione.

Lo scoppio della I guerra mondiale in un certo senso avvantaggiò l’ industria ciancianese dello zolfo che andò ad innescarsi in un più vasto contesto che riguardava tutta la Sicilia mineraria.

Le richieste provenienti dalle industrie di munizioni furono tali da assorbire l’ intera produzione mondiale di zolfo che, nel 1918 raggiunse 1.770.286 tonnellate e tutto questo andamento favorevole durò fino alla fine degli anni ’20. Durante il fascismo e precisamente negli anni ’30 le miniere del gruppo Falconera erano quelle maggiormente sfruttate tanto che la vena andava incontro all’ esaurimento ad eccezione di una zona la cui coltivazione non era ancora possibile per via di un vasto incendio che, da parecchi anni, covava nelle sue viscere.

Così come si evince dalla Relazione sul servizio minerario nell’ anno 1930, oltre al gruppo Falconera si coltiva uno strato di minerale nelle miniere Prazza, Piazza, Cappadona, coltivato fino alla profondità di circa 30 m dalla predetta galleria: esso è quasi verticale, è incassato nei gessi e la sua potenza varia da 1 a 3 metri. Ma la produzione maggiore era data dalle saurre, costituite da frammenti di minerale misti a ciottoli di gesso e di calcare ed il tutto cumulato da materiale argilloso.

 L’ estrazione, inoltre, avveniva per mezzo del piano inclinato esistente nella miniera Cappadona, fornito di organo azionato da un motore a vapore di 20 HP, e verso la fine dell’ anno 1931, l’ estrazione del minerale, nella miniera Prazza, cominciò ad effettuarsi attraverso la galleria di carreggio della miniera Stradella, disimpegnando il piano inclinato Cappadona che restava a servizio delle altre miniere Cappadona, Piazza e Cona.

I nomi degli esercenti, in quegli anni, erano Cav. Schopen e C., Carubia Salvatore, Cav. Gaspare Di Prazza, Martorana Antonino, Camizzi Giuseppe, Barone Gaspare Giudice e rimasero tali fino agli anni quaranta.

Tutti i proprietari e gli esercenti da sempre, rappresentavano l’ elite borghese della società ciancianese: abitavano in case costruite sul corso principale, con ampi balconi, da dove la loro famiglia si affacciava quasi a voler dominare dall’ alto la popolazione che nelle ore libere passeggiava per prendere una boccata d’ aria. La loro rispettabilità e il loro ascendente sociale era enorme perché aveva anche dei risvolti politici che si manifestavano nei frequenti incarichi importanti ricoperti dai direttori delle miniere o dagli stessi proprietari.

Dall’ elenco dei podestà e dei Commissari prefetizzi così come si ricava dal lavoro di Stefano Panepinto “ Cenni storici sul Comune di Cianciana”, apprendiamo che era stato nominato podestà dal 1936 al 1943 il Geometra Giuseppe D’ Anna che era sposato con una delle eredi della miniera del gruppo Falconera e precisamente con la signora Giuseppina Montuoro e prima, negli anni seguenti l’ Unità d’ Italia vari membri della famiglia Martorana avevano occupato la poltrona di sindaco del Comune di Cianciana.

Direttori di miniere e proprietari erano i personaggi di spicco non solo in tutto l’ ambiente minerario ma anche nella piccola società di paese: godevano di grande prestigio, abitavano in locali che erano i migliori tra tutti, locali che prendevano il nome di “ palazzina “, conducevano vita agiata e comoda ed ogni tanto interrompevano l’isolamento e la lontananza dalla città, con partenze necessarie per il buon andamento dell’ azienda. Il secondo dopoguerra e precisamente gli anni cinquanta vedono aprirsi uno scenario socio-politico assolutamente diverso. Il comm. Nicolò Cinquemani, ultimo gattopardo del paese, che non voleva l’ acqua corrente nelle case perché diceva che la gente era abituata a riempire le brocche nelle fontanelle di quartiere, cede il passo ad un susseguirsi di sindaci espressione delle due classiche contrapposizioni di quegli anni: da una parte la Democrazia Cristiana e dall’ altra il blocco social-comunista.

 Il gruppo Falconera che rimaneva il gruppo di miniere più consistente fino al ’51 era rimasto nelle mani del Barone Giovanni Giudice; ma negli anni seguenti il gruppo si trasforma in una società per azioni formata da una maggioranza costituita da Montuoro Domenico, Greco Vincenzo, Attardi Calogero, Di Maria Pietro, Martorana Melchiorre, Leto Francesco come amministratore unico, e da una minoranza del 25 % delle azioni in mano degli eredi Cinquemani Luigi, D’ Anna e Montuoro.

 Intanto alcune miniere come Pipitona-Stradella, Passarello, Passo di Sciacca, Pizzuta, Feudotto, Macaluso appartenenti al gruppo Falconera o a non meglio identificati proprietari vari e piccoli esercenti si erano dimostrate in breve tempo poco produttive, antieconomiche, ebbero vita effimera e ben presto furono chiuse.

Questa frammentazione e proliferazione dei nomi delle miniere era la conseguenza del fatto che i vecchi proprietari del latifondo non avevano lasciato indivisi i giacimenti ma avevano preferito suddividerli in tante concessioni che a lungo andare avevano depauperato il giacimento stesso.

 Dando in gabella la miniera si contribuiva alla formazione degli elevati stagli ( prodotto che il gabelloto corrispondeva al proprietario ) che potevano arrivare anche al 30 % del manufatto solfifero. Assistiamo, quindi, negli anni ’50 all’ agonia dell’ industria solfifera che poi verrà definitivamente archiviata nel 1960, ma anche a tutta una serie di presenze politiche che in un modo o nell’ altro erano legate al mondo della miniera.

Forti tensioni sociali caratterizzarono questo decennio a Cianciana per la presenza nel P.S.I. della forte personalità dell’ On. Nino Calamo, e per il P.C.I. dell’ On. Domenico Cuffaro e per la D.C. di tutto un gruppo dirigente che faceva capo ai proprietari e ai gestori delle miniere.

Da un intervista rilasciata dal Sig. Francesco Leto, rappresentante unico delle miniere del gruppo Falconera, apprendiamo che la D.C. era in grado di fare pressioni sulle nomine, per il governo regionale, degli assessori all’ industria, i quali cambiavano spesso in relazione agli interessi e alle sollecitazioni di questi gruppi di proprietari o gestori legati al caso delle miniere. Ma i minatori in questo scontro politico per quale blocco parteggiavano? E’ chiaro come le simpatie personali, di casta, di gruppo sociale dei minatori, andassero dritto verso il P.S.I. dato che il P.C.I. si trovava in una posizione minoritaria a Cianciana rispetto al P.S.I. e soltanto per l’ elezione di Domenico Cuffaro a senatore, il P.C.I. riuscì a raggranellare un numero considerevole di voti. Punto di riferimento dei minatori era il P.S.I. o la C.G.I.L., ( Nino Calamo era sia dirigente P.S.I. che dirigente C.G.I.L. ) non per una ideologia consapevole quanto perché sia pure in maniera nebulosa il minatore riscontrava nella sinistra un mezzo di riscatto per le sue condizioni di vita.

 Ma le ideologie o le simpatie del cuore non bastano a dare basi fruttuose all’ economia di una famiglia ed in questo senso il minatore costituiva un anello debole della catena delle rivendicazioni sociali e politiche: la D.C. forte dei suoi gruppi di pressione, alla fine riusciva ad imporre la logica dei proprietari e dei gestori delle miniere, determinava l’ elezione dei sindaci e dei consiglieri con una maggioranza schiacciante. Infatti questo quadro è quello che salta agli occhi di chi ricostruisce questo periodo di storia ciancianese: nel 1952 furono proprio i minatori, pure simpatizzanti per la sinistra, a determinare la vittoria della D.C. attirati e convinti dai dirigenti di quel partito a votare seguendo non le proprie simpatie politiche ma le promesse di miglioramento delle loro condizioni lavorative e di una busta paga più pesante.

Quattro anni dopo e cioè nel 1956 gli scioperi, le lotte a cui parteciparono anche le donne permisero ai minatori, fiancheggiati da tutte le forze della sinistra di ottenere miglioramenti ed un trattamento più equo in rispetto della persona e della dignità umana.

Ma ormai mentre le produzioni a livello mondiale erano aumentate in maniera notevole, al contrario, quelle siciliane erano diventate insignificanti: l’ agonia dell’ industria solfifera era sotto gli occhi di tutti sebbene il governo regionale intervenisse con una serie di provvedimenti legislativi sovvenzionando direttamente le imprese e mantenendo, per il mercato nazionale, un prezzo politico superiore a quello internazionale. Questo valeva per le grosse miniere ma per le piccole come quelle ciancianesi la disattivazione avvenne nel 1960 e da quel momento inizia il flusso di emigranti verso altri mondi e verso altre speranze.



[1] Barone- Torrisi: “Economia e società nell’area dello Zolfo secoli XIX- XX” Salvatore Sciascia Editore. Caltanisetta- Roma 1989 Pag 436

[2] Barone- Torrisi: IBIDEM pag.440

 La civiltà dello zolfo a Cianciana. Tesi di laurea di: Salvatore Albanese. Anno accademico 2002-2003

 
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