CIANCIANA.INFO - Il portale su Cianciana by Paolo Sanzeri -Storia, Cultura, Architettura, Turismo, Cronaca ed altro - La miniera di Falconera a Cianciana, tra passato e presente: il caso di Cianciana.

 

 

 

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La miniera di Falconera a Cianciana, tra passato e presente: il caso di Cianciana. PDF Stampa E-mail
Scritto da Anna La Corte   

Sample Image    Il comune di Cianciana è costituito originariamente dai feudi di Ciancianìa, Feudotto e Bissana arrivando a coprire 3.697 ettari. Questi feudi erano ricchi di vigneti, mandorleti, alberi da frutta e si praticava inoltre un agricoltura cerealicola estensiva. Tra le diverse colture era il grano ad avere la prevalenza assoluta e la fava costituiva la coltura di rinnovo per eccellenza.

          

Gli operai che si dedicavano all’agricoltura superavano di gran lunga la superficie coltivabile del comune, infatti sono stati costretti ad allargare la loro attività in altri territori come Alessandria della Rocca, S. Angelo Muxaro e Bivona.

C’è da dire che nonostante questa elevata produzione, niente è stato fatto per migliorare la condizione sociale e culturale dell’agricoltore, perché questi non aveva la possibilità di consultare un equipe di tecnici per sapere quali coltivazioni si adattassero al proprio terreno e quanti e quali concimi chimici si potessero usare. Sono rimasti fermi ai vecchi metodi ricevuti in dote dai padri.

La situazione economica ciancianese mutò con la scoperta di un ricco bacino solfifero.

Dopo il 1940 la compagnia inglese Morrison & C. vendette la miniera di zolfo precedentemente inutilizzata, a causa dell’assenza di una rete stradale che non avrebbe permesso di ricavarne adeguati profitti, a Vincenzo Di Giovanni. Questo nuovo proprietario attivò la miniera che diventò presto una ricca fonte di guadagno. Subito dopo ne furono aperte delle altre: ad occidente stanno le miniere “Passo di Sciacca” e “Savarini”, ad oriente le più ricche “Grotticelli” e “Falconera”(vedi I.G.M., Figura 4). Queste miniere avevano nella seconda metà dell’Ottocento una potenzialità di 500 quintali di minerale ma non tutto veniva venduto a causa della scarsa viabilità.

Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento si ha un notevole incremento della produzione; le miniere diventano 17 e vi sono impiegati quasi mille operai. Ma dagli anni ’40 fino alla chiusura nel 1962 le cose peggiorarono di anno in anno.

Le cause di questa crisi sono state molteplici: le scarse competenze tecniche degli operai; la completa assenza di strumenti meccanici per la ventilazione, per l’eduzione delle acque e per l’estrazione del minerale; la divisione in “gabelle” con un contratto di soli 9 anni, per cui il gabellotto non investiva grandi capitali per realizzare opere meccaniche ma cercava di sfruttare al massimo i giacimenti; inoltre il bacino era frammentato e diviso a numerosi padroni (vedi Figura 4) che non hanno mai tentato di unirsi in un consorzio.

La Miniera di Falconera uno Cianciana, Tra passato e presente. Visivi Documeni e testimonianze. Tesi di laurea di: Anna La Corte. Anno accademico 2008-2009.

 
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