CIANCIANA.INFO - Il portale su Cianciana by Paolo Sanzeri -Storia, Cultura, Architettura, Turismo, Cronaca ed altro - Le Cave di Zolfo.

 

 

 

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Le Cave di Zolfo. PDF Stampa E-mail
Scritto da Paolo Sanzeri   

A questa descrizione dei siti archeologici di Cianciana dobbiamo aggiungere un breve cenno alle cave di zolfo del paese. C’è una branca dell’archeologia, denominata archeologia industriale che ha come oggetto di studio i luoghi di produzione e i reperti legati al processo di industrializzazione, e come tali  le cave di i zolfo vengono inserite tra i siti archeologici.

A questa descrizione dei siti archeologici di Cianciana dobbiamo aggiungere un breve cenno alle cave di zolfo del paese. C’è una branca dell’archeologia, denominata archeologia industriale che ha come oggetto di studio i luoghi di produzione e i reperti legati al processo di industrializzazione, e come tali  le cave di i zolfo vengono inserite tra i siti archeologici .

"Falconera", "Passerello", “Grotticelle”,  "Passo di Sciacca” e “Savarini”, queste sono alcune delle miniere che , fino al 1962,  erano in attività a Cianciana. Visitarle oggi, dopo più di quarant’anni dalla loro chiusura, è molto interessante perché ci mette in contatto con una realtà molto diversa da quella odierna, una realtà fatta di dolore e fatica, che molti ciancianesi non hanno ancora dimenticato. Sia che abbiano vissuto l’esperienza della miniera in prima persona, sia che l’abbiano conosciuta dai racconti di chi ci ha lavorato, nella memoria dei ciancianesi è vivo il ricordo della solfara , tanto da avere dedicato ai minatori un bellissimo monumento . La storia dei minatori di cianciana la troviamo descritta in una delle opere più importanti sul folclore della Sicilia , la Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane, dello studioso palermitano Giuseppe Pitré. Nel volume intitolato Usi e costumi credenze e pregiudizi del popolo siciliano, nel capitolo intitolato I Zolfatai si legge una nota redatta dal Pitré, che recita così:” Devo queste notizie , preziose specialmente per chi studia le condizioni morali e sociali dei zolfatai, al comm. Gaetano di Giovanni, che oltre ad essere il dotto illustratore di memorie patrie che tutti conosciamo, è un abile amministratore delle sue zolfare di Cianciana , dove raccolse questi appunti.” Naturalmente il comm. Gaetano di Giovanni altri non è se non il padre del grande scrittore Alessio di Giovanni. In questi appunti, come li definisce il Pitré, il di Giovanni descrive efficacemente il lavoro in miniera, riportando anche alcuni canti diffusi tra i lavoratori.

Per prima cosa il di Giovanni distingue i lavoratori in : pirriatura (picconieri)  “che estirpano col piccone lo zolfo”; gli spisalora , “presi da’ picconieri , che però lavorano alla ricerca di novelli strati”, si occupano anche di realizzare ventilatoi , acquedotti e fare varie opere di manutenzione nelle miniere; “gli acqualora ,acquaiuoli, che liberano gli strati dello  zolfo dalle acque in cui giacciono”;”gli scarcaratura , detti anche jinchitura e carcarunara , che riempiono di zolfo i calcaroni per la fusione”; “gli arditura , arditori, che curano di ricevere lo zolfo fuso nei truogoli (gàviti) “; infine i “carusi , ragazzi dai 7 ai 18 anni, che trasportano lo zolfo estirpato dai picconieri all’esterno delle miniere”. Nelle miniere ciancianesi trovavano occupazione un numero consideravole di donne, caso unico e raro delle miniere siciliane. Il lavoro dei carusi era duro, il di Giovanni lo descrive così: “Questi carusi ,

secondo , secondo la minore o maggiore distanza da percorrere, debbono fare al giorno un numero determinato di viaggi; ordinariamente una ventina. Arrivari ad un certo punto , nel ridiscendere sogliono cantare così:

Quattru li vaju a pigliu, ed è daùra:sidici mi nni restanu di pena…1

 … Uno che ha da fare diciotto invece di venti viaggi canta :

 Deci li vaju a pigliu cu furtuna:

E ottu mi nni restanu di pena2

… Durante il faticoso ed opprimente viaggiu questi poveri carusi , carichi del loro cofano o del loro sacco , gemono, piangono , che è una pietà sentirli, e può solo indovinarli chi legga i distici innanzi riferiti. Alla fine dei venti viaggi , si segnano di nuovo, baciano altra volta la mano al picconiere, prendono gli abiti, e usciti fuori dalla miniera si vestono”

Tornando a casa gli stanchi carusi così cantavano:

Che beddu ‘u mé patruni quannu venu

Quannu mi porta li grana a li mani!”3 

Sottopagati, sfruttati e umiliati i minatori erano davvero i “ dannati del sottosuolo”, come li definì Vincenzo Consolo in una sua opera, ed è anche per rendere omaggio a queste figure così tragiche , e per rendersi conto delle condizioni ambientali in cui si trovavano ad operare, che è utile una visita alle miniere di Cianciana.

NOTE

 

1) Quattro li vado a prendere , ed è per tempo:

     Sedici me ne restano di pena .

 

2)Dieci li vado a prendere con fortuna:

    E otto me ne restano di pena.

 

3) Com’è bello il mio padrone quando viene,

     Quando mi porta i soldi alle mani. 

 
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