CIANCIANA.INFO - Il portale su Cianciana by Paolo Sanzeri -Storia, Cultura, Architettura, Turismo, Cronaca ed altro - Breve excursus sulle origini di Cianciana. A.DiG. Studio prel. parco letterario.

 

 

 

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Breve excursus sulle origini di Cianciana. A.DiG. Studio prel. parco letterario. PDF Stampa E-mail
Scritto da Doriana Consiglio   

 2. Breve Excursus sulle Origini di Cianciana.

2.1. La fondazione dell’abitato moderno.

Distante 47 km da Agrigento, Cianciana è un centro agricolo che sorge a 390 metri sul livello del mare nella media valle del Platani, alle falde meridionali del Monte Calvario.
Risalire alle origini del sito è compito particolarmente arduo perché mancano studi apprezzabili sull’argomento e le fonti documentarie risultano sparse e disaggregate.
Santi Correnti ne sottolinea l’origine romana, ricordando «la villa di un patrizio romano chiamata “Villa Cianciana” da cui derivò il nome di Chincave, Chincana o Chancana al piccolo casale che nel tempo si sovrappose alla villa». Null’altro aggiunge sulle età più antiche del sito, concentrandosi sui secoli più recenti, a partire dal 1646 quando Don Diego Joppolo, che aveva acquistato il feudo Chincana da Girolamo Ficarra, fondò sul vecchio casale un nuovo villaggio cui impose il nome di “Sant’Antonio”.

Il feudo Sant’Antonio tornò a essere chiamato col nome originario di Chincana (poi diventato Cianciana) dai discendenti della famiglia Joppolo, al cui dominio baronale fu soggetto sino al 1716.

Note: 1 Già alla fine del XIX secolo Gaetano Di Giovanni lamentava come le antichità presenti nel territorio interno della Sicilia, dove pure si osservavano «larghe estensioni di terre coverte da antichi avanzi, e specialmente da rottami di anfore, di tegoli, di mattoni e di altri oggetti di figuline», fossero «rimaste universalmente sconosciute, e quindi tenute in obblivione dai geografi e dagli storici della Sicilia, se n’eccettui qualche vago cenno, qua e là, per alcun casale». Di Giovanni fa esplicito riferimento a Tommaso Fazello, «che per ben tre volte viaggiò per l’Isola nostra, onde fornirci le sue sempre ammirabili e nobilissime Decadi», colpevole a suo dire di non aver mai messo «il piede in queste nostre contrade. […] E però la noncuranza del Fazello nocque potentemente alla illustrazione delle nostre anticaglie; imperocchè il di lui silenzio, dando a credere che qui nulla d’importante eravi da osservare, autorizzò gli altri descrittori dell’Isola, tra i quali mi duole dovere annoverare i diligentissimi Filippo Cluverio e Vito Amico, a tener come da sezzo in cose archeologiche il mio paese natio». G. DI GIOVANNI, Notizie storiche su Casteltermini e suo territorio, Girgenti, Montes, 1873, vol. I, pagg. 59-61

2 S. CORRENTI, Sicilia da conoscere e da amare, San Cataldo, Editrice Nocera, 2003, pag. 78

 

Così anche Vito Amico, che fissa le origini del paese «dopo la metà del secolo XVII per opera di Diego Joppolo Signore del feudo di Cianciana e Duca di S. Antonio».


Gaetano Di Giovanni, citando Fazello, riconosce nell’«alto monte tra Pecoraro e Platanella», in cima al quale «si vede una grande città sparsa a terra», «il vaghissimo e ridentissimo monticello sul quale siede la Comune di Cianciana, mia seconda patria, surta nel secolo XVII, dove nei tempi mediovali fu il Casale Chincana spettante allora all’agro di Cammarata, che sin là estendevasi; e non sono lontano dal vero, nel credere che le fertili terre, che stavano attorno al casale, abbiano formato, in tempi anteriori, quella Villa o Massa Cinciana che possedé in Sicilia la Chiesa di Roma. E forse su quel monticello esistette la Stazione Cena dell’itinerario dell’imperatore Antonino; e forse anche la Città di Ancira, celebre per la fedeltà mantenuta ai Cartaginesi, ai tempi di Dionisio il Vecchio, con Solunto, Segesta, Panormo ed Entella. Le rovine, alle quali accenna il Fazello, scorgonsi a mezzodì di Cianciana, in una larga estensione di terreno formante le contrade Canalaro, Mandranova, Ciancianìa, Castellazzo, Vitelacci ecc. ecc.».

 

Note:

3 V. AMICO, Dizionario Topografico della Sicilia, Palermo, Tip. Morvillo, 1855, vol. I, pag. 329

4 T. FAZELLO, De rebus siculis decades duae, Palermo, G. M. Maida, 1558, rist. Palermo, Reg. Siciliana, 1990, vol. I, pag. 482

5 G. DI GIOVANNI, Notizie storiche su…, cit., vol. I, pag. 27, nota 1

6 Così scriveva Fazello: «All’interno poi, a sette miglia, su un alto monte tra Pecoraro e Platanella, si vede una grande città sparsa a terra. E poco sopra, su un colle scosceso da ogni parte, che il fiume Lico bagna con la sua destra e che ha nome di Monte Platanella, si vedono il perimetro e le meravigliose rovine di un’altra città, a un miglio e accessibile da una sola via». T. FAZELLO, De rebus, cit., vol. I, pag. 482

7 ibidem

 


Le «meravigliose rovine» visibili da Cianciana e che Fazello descrive alla sommità di «un colle scosceso da ogni parte, che il fiume Lico bagna con la sua destra e che ha nome di Monte Platanella» sono riferite dal Di Giovanni a quelle dell’antico casale Platani «che tanta parte ebbe nelle vicende musulmane dell’Isola, e che nel conquisto normanno venne concesso in feudo alla Chiesa di Palermo». Quanto all’identificazione proposta da Michele Amari dello stesso casale col feudo Calata, è lo stesso Di Giovanni a sottolineare l’errore, notando come «il feudo Balata, e non Calata, dell’agro bivonese, lambito dalla riva sinistra del Macasoli, dista miglia 5 dalla destra sponda del Platani, 10 dal mare, 8 da Caltabellotta, e 24 da Girgenti; sicché non si accorda colle particolarità topografiche del Platanella: altronde nel feudo Balata neanco esistono monti isolati aventi segni di antiche abitazioni, che possano accennare al sito del castello Platani». Controversa, comunque, resta ancora oggi l’identificazione della fortezza che Maria Serena Rizzo ricorda come Platano e, rifacendosi agli studi di Ferdinando Maurici, colloca sul «Monte della Giudecca, nel territorio del Comune di Cattolica Eraclea», mentre Paolo Sanzeri, che la cita col nome arabo di Kalatt-Iblâtnu, sembra far coincidere con la stessa Cianciana.

 

Note:

8 G. DI GIOVANNI, Notizie storiche su…, cit., pag. 27, nota 2

9 L’antica fortezza di Platani «d’un miglio in giro, giaceva a dieci miglia in circa da Caltabellotta, una ventina da Girgenti e sei dal mare, su la cima del monte chiamato in oggi Platanella, che sorge stagliato e dirupato d’ogni banda su la riva destra del fiume Macasoli, e su la sinistra del Lico, il quale ha mutato il nome in Platano. La trovarono i Musulmani al conquisto; la tenner anco sotto i Normanni, formidabile e munita di una rocca; [...] oggi il nome di Calata attesta su le carte geografiche il sito della rocca». M. AMARI, Storia dei Musulmani di Sicilia, Firenze, F. Le Monnier, 1858, vol. 2, lib. 3, cap. IX, pag. 193.

10 G. DI GIOVANNI, Notizie storiche su…, cit., pag. 47, nota 4

11 F. MAURICI, L’emirato sulle montagne, Palermo, Centro di documentazione e ricerca per la Sicilia antica «Paolo Orsi», 1987, pagg. 64-67

12 M. S. RIZZO, L’insediamento medievale nella Valle del Platani, Roma, «L’Erma» di Breitschneider, 2004, pag. 42

13 «Precedentemente era sorta sullo stesso territorio la “Kalatt-Iblâtnu”, distrutta da Federico II perché i suoi abitanti, di origine saracena, si erano rifiutati di prestargli giuramento di fedeltà non avendo ottenuto garanzie di libertà». P. SANZERI, Sant’Antonio di Cianciana, Storia di una città di nuova fondazione, S. Stefano Quisquina, Grafiche Geraci, pag. 46

 


Nell’antica cartografia, l’esistenza di Cianciana è attestata per la prima volta nel 1717 sulla carta di Guillame Delisle (Carte de l’isle et royaume de Sicile, par Guillame Del’Isle de l’Academie R.le des Sciences), che «corregge notevolmente le precedenti opere del Sanson e del Jaillot, e costituisce sino alla stampa della carta di Schmettau nel 1748, il modello di riferimento per la cartografia siciliana». Indicata col simbolo della “ville ruinée”, Cianciana vi si trova collocata alla destra del fiume Maghazolo, poco a sud di Petra (l’odierna Alessandria della Rocca).


La stessa simbologia e la stessa collocazione sono riproposte nel 1721 dalla carta di John Senex (A map of the island and kingdom of Sicily, from the latest observations by John Senex), che riprende dall’opera del Delisle toponomastica e legenda, e nel 1725 dalla carta di Joachim Ottens (Insulae et regni Siciliae novissima tabula inventa par G. De L’Isle et edita par Joachim Ottens Amstelodami in platea vulgo de Nieuwen-Dick sub signo de Werelt-Caart), che copia pedissequamente quella del Delisle, il cui nome figura anche nel titolo.



2.2. L’età preistorica
Come le ricerche archeologiche più recenti hanno dimostrato, lungo il corso del fiume Platani (l’Ἁλυκός degli antichi Greci), la cui foce doveva costituire in antico una sorta di porto naturale, sorgevano centri commerciali di notevole importanza. Eraclea Minoa, fondata dai Selinuntini intorno alla metà del VI secolo a.C., era non solo un’importante città di confine tra Greci prima (Akragantini e Selinuntini), e tra Greci e Punici poi, ma era anche uno dei principali porti d’approdo per le navi che solcavano il Mediterraneo. Da lì le navi mercantili risalivano l’Halykus per approvvigionarsi del salgemma, dando vita a quei rapporti commerciali e culturali con le popolazioni indigene dell’interno sui quali stanno cercando di far luce le recentissime ricerche condotte da Johannes Bergemann della Georg-August-Universität di Göttingen (Germania).

 

Note:

14 L. DUFOUR, A. LA GUMINA, Imago Siciliae, Catania, Domenico Sanfilippo Editore, 2007

15 La Sicilia è rappresentata divisa nei tre Valli, con l’indicazione delle principali strade e molte informazioni sulle città. I simboli della legenda sono 22, di cui 5 indicanti il sistema feudale (principato, ducato, marchesato, contea e baronia) e 6 il sistema ecclesiastico (arcivescovado, vescovado, chiesa e abbazie di tre diversi ordini).

16 «Il fiume Platani per la salsedine delle sue acque venne dagli Elleni denominato Halycus, ed anche Lycus dalla parola greca Άλς, sale. Esso conservò tale nome sino al dominio dell’impero bisantino nella nostra Isola; dappoichè, al sopravvenir dei Musulmani, assunse la denominazione d’Iblâtanû, dal nome dell’antica fortezza omonima, che sorgeva sul monte di Sara, ossia di Platanella, alla destra riva del fiume stesso. Dall’Iblâtanû dei Musulmani derivò poi l’odierno nome di Platani». G. DI GIOVANNI, Notizie storiche su…, cit., pag. 47

17 Erodoto (V, 46) ricorda che Minoa era «τὴν Σελινουσίων ἀποικίην»: Eurileonte (compagno di Dorieo) «presi con sé quelli che restavano del corpo di spedizione, occupò Minoa, colonia di Selinunte, e aiutò i cittadini a liberarsi della tirannia di Pitagora». ERODOTO, Storie, a c. di L. ANNIBALETTO, vol. II, Milano, Mondadori, 1956, pagg. 885-886

 


Egei, Micenei, Greci, Romani, Arabi dovettero giungere per questa via sino all’attuale territorio di Cianciana, attratti dalla presenza delle grandi saline Chincana e Platanella e delle ricche miniere di zolfo, il cui sfruttamento era ancora attivo alla fine del XIX secolo.


La recente restituzione di strumenti litici per l’estrazione dello zolfo e di fornaci per la sua lavorazione nel sito di Monte Grande (Palma di Montechiaro), datato tra la fine del III e la prima metà del II millennio a.C., ha attestato l’esistenza dell’industria dello zolfo in Sicilia già prima dell’arrivo del Micenei nell’Isola. Le indagini preistoriche condotte negli ultimi tre decenni da Giuseppe Castellana nel territorio di Agrigento hanno ampiamente documentato la presenza di navigatori egei che in età protomicenea veleggiavano lungo le coste meridionali della Sicilia per l’approvvigionamento del prezioso minerale. Numerosi sono i reperti archeologici rinvenuti nei siti costieri lungo le rotte di cabotaggio delle navi provenienti dall’Egeo: la necropoli di Piano Vento (Palma di Montechiaro) ha restituito corredi preistorici dell’età del rame risalenti al III millennio a.C.; il santuario di Monte Grande diversi materiali dell’età del Bronzo del II millennio a.C.; la Grotta Ticchiara (Favara) corredi castellucciani risalenti al XIX-XVIII secolo a.C.; la stipe votiva del Ciavolaro (Ribera) vasi ad anse cornute dello stile Rodì-Ciavolaro appartenenti all’ultima fase del Bronzo Antico siciliano.

 

Note:

18 Alla fine del IV secolo a.C. Selinunte «si troverà relegata nella zona cartaginese in seguito alla spartizione accettata dai Siracusani e confermata successivamente dai trattati del 339 e del 306 a.C. Detti trattati difenderanno in modo permanente la linea di spartizione delle zone di influenza fissata sul fiume Halykos (odierno Platani), fra Agrigento e Selinunte». R. MARTIN, P. PELAGATTI, G. VALLET, G. VOZA, Le città greche, in Storia della Sicilia, vol. I (La Sicilia antica), Roma, Editalia, 1998, pag. 373

19 Le due campagne di prospezione superficiale condotte nel 2009 e nel 2010 hanno non solo confermato l’ipotesi iniziale di una forma di insediamento indigena entrata in contatto con la civiltà greca, ma hanno anche rilevato, nell’area compresa tra i Comuni di Cianciana, Bivona e Casteltermini, la presenza di circa 200 siti sconosciuti, che hanno restituito oltre 100.000 frammenti ceramici di varie epoche (dall’età del Bronzo all’alto medioevo). I risultati della ricerca, anticipati nel sito ufficiale dell’Archäologisches Institut dell’Università di Gottingen (www.uni-goettingen.de) e discussi in occasione del recente convegno archeologico internazionale «L’Archeologia tra il fiume Platani e i monti Sicani», saranno resi noti solo a conclusione dei lavori della missione, che sarà impegnata per cinque anni nell’attività di studio e classificazione dei reperti rinvenuti in loco.

20 G. CASTELLANA, Il santuario castellucciano di Monte Grande e l’approvvigionamento dello zolfo nel Mediterraneo nell’età del Bronzo, Palermo, Tip. Nuova Graphicadue, 1998

 


Allo stato attuale della ricerca è possibile affermare l’esistenza nella prima metà del II millennio a.C. di due grandi aree di cultura materiale nel territorio agrigentino compreso tra il Salso e il Platani: la cultura castellucciana presente nelle zone costiere e pericostiere; la cultura Rodì-Ciavolaro attestata lungo il bacino del Platani, dalle zone più interne fino quasi alla foce, con influenze reciproche più o meno profonde derivanti dai contatti tra le due culture.


Nella fase di passaggio dal Bronzo Antico al Bronzo Medio siciliano i siti castellucciani già esistenti e quelli thapsiani di nuova fondazione assumono una rilevanza via via crescente lungo la costa meridionale della Sicilia, quali «centri portuali protourbani, nodi strategici per le navigazioni verso le aree insulari e peninsulari poste più a occidente». Il rinvenimento nel sito di Caldare (Aragona) di un corredo bronzeo costituito da due bacili e da due spade, unitamente ai materiali della media età del Bronzo e ai molti frammenti di ceramica thapsiana provenienti dai siti di Madre Chiesa (Licata), di Cannatello (Agrigento), di Serra del Palco (Milena), di Capreria (S. Angelo Muxaro) e di Scirinda (Ribera) hanno confermato intensi rapporti commerciali con l’ambiente miceneo-cipriota in «una vasta area del territorio agrigentino che va dalla costa fino ai territori interni del medio corso del Platani», dando consistenza all’«ipotesi di un apporto egeo-cipriota nel XIII secolo a.C. sulle coste centro meridionali della Sicilia ed in particolare sulla marina di Agrigento, già evidenziato per quanto riguarda l’insediamento di Thapsos nella Sicilia orientale». La diffusa presenza di ceramica miceneo-cipriota sul territorio isolano «è spiegabile soprattutto alla luce di questi rapporti mercantili con il mondo egeo basati sullo sfruttamento delle risorse minerarie rappresentate oltre che dallo zolfo e dal bitume anche dal salgemma, i cui giacimenti si ritrovano sia sul versante costiero dell’agrigentino che nell’entroterra della Valle del Platani».

 

Note:

21 I reperti sono esposti nelle sale XII-XIII del Museo Archeologico di Agrigento.

22 M. MARAZZI, I siti di Monte Grande e Vivara: due capisaldi delle più antiche frequentazioni egee in Occidente, in G. CASTELLANA, Il santuario castellucciano di Monte Grande e l’approvvigionamento dello zolfo nel Mediterraneo nell’età del Bronzo, Palermo, Tip. Nuova Graphicadue, 1998, pag. 321

23 Il corredo è oggi esposto al Museo Archeologico di Siracusa.

24 G. CASTELLANA, La cultura del Medio Bronzo nell’agrigentino ed i rapporti con il mondo miceneo, Agrigento, Tip. T. Sarcuto, 2000

 


L’attestazione dell’industria dello zolfo in età romana, testimoniata dalle tabulae sulphuris rinvenute nel territorio agrigentino (Racalmuto e a Milena) lascia supporre una continuità ininterrotta nell’estrazione e nella commercializzazione del minerale. È ipotizzabile, pertanto, che anche in età greca quest’industria dovesse ricoprire un posto rilevante nell’economia delle città siceliote. Del resto, in questo periodo l’intensità e la frequenza degli scambi commerciali, che dovevano svolgersi lungo le direttrici commerciali «naturali, proprie di un’isola aperta e rivolta verso le tre grandi vie di scambio dell’antichità: l’Italia, la Grecia e l’Oriente, l’Africa», è abbondantemente testimoniata dalla presenza di ceramiche greche, vasi etruschi e manufatti egiziani, nonché dalle monete greche e puniche trovate abbondantemente nell’Isola.

 

Note:

25 G. CASTELLANA, La Sicilia nel II millennio a.C., Caltanissetta, Salvatore Sciascia Editore, 2002, pag. 134

26 G. CASTELLANA, idem, pag. 132

27 G. CASTELLANA, idem, pag. 112

28 Le tabulae sùlphuris erano lastre di terracotta usate come stampi e poste sul fondo delle casse di raccolta dello zolfo fuso per imprimerne le iscrizioni una volta avvenuta la solidificazione.

29 Corpus Inscriptionum Latinarum, vol. X, pagg. 857-858

30 A. TUSA CUTRONI, Aspetti turistico-economici della Sicilia antica, «Sicilia», Palermo, Flaccovio, 1967, pag. 112

31 «Il commercio con l’Italia ci è documentato, principalmente per il VI secolo, da una parte dal ritrovamento di discreti quantitativi di bucchero etrusco nella forma del kantharos, trovati specialmente a Siracusa e Selinunte, dall’altra dal rinvenimento di monete siracusane di epoca arcaica in Etruria». A. TUSA CUTRONI, Aspetti…, cit., pag. 113

32 «I rapporti con l’Egitto oltre che dalle testimonianze archeologiche costituite soprattutto da

 


Numerose, peraltro, sono a Cianciana le testimonianze archeologiche che attestano per le età più antiche la presenza di un insediamento umano sul sito occupato dall’abitato moderno: abbondante vasellame di età eneolitica e della Prima età del Bronzo è stato portato alla luce nel sito archeologico di Grotta del Cavallo, all’interno dell’omonimo ex feudo, oggi zona boschiva; monete e cocci sono stati rinvenuti nelle zone di Millaga, del Castellazzo e di Ciancianìa, mentre ancora sino alla fine dell’Ottocento «i ruderi nascosti fra gli ulivi e i vigneti, giù dal Cimitero, non sempre nascondevano monete e piombi di Siracusa, e ampolle vitree e patere con testine moresche».




2.3. L’età storica
Il primo documento storico che fa riferimento a Cianciana è la lettera I 42 del Registrum Gregorii, datata maggio 591, che attesta per quella data l’esistenza della massa Cinciana e la sua appartenenza alla Magna Regia Curia. La lettera è indirizzata da papa Gregorio Magno al suddiacono Pietro, vicario della sede romana in qualità di rectores del Patrimonio di Sicilia dal 590 al 592. In essa il papa, nell’ambito dell’esercizio della tuitio ecclesiastica, disponeva che il mercante Liberato, «qui habitat in massa Cinciana», ottenesse dalla Chiesa un sussidio annuale.
Espressione della grande ricchezza e della potenza raggiunta, la Chiesa romana possedeva allora in Sicilia vaste proprietà, delle quali le massae rappresentavano una tipologia. La massa fundorum nasceva dall’aggregazione di più fondi rustici (fundi), era compresa in un solo territorio civico e non aveva personalità fiscale e catastale, che restavano attributi dei fundi a essa afferenti. La formazione di masse nell’Isola si ebbe «particolarmente nella parte centrale e meridionale, dove l’esistenza di lunghe vallate facilitava la formazione di proprietà più estese. Invece la parte orientale e settentrionale non hanno simili nuove creazioni, ma vi hanno perdurato le città antiche».

 

Note:

ritrovamenti in Sicilia di manufatti egiziani: ex voto, scarabei, ecc. riferibili ad epoca piuttosto antica, sono attestati dalle notizie relative al matrimonio di Agatocle con una principessa egiziana e al dono di Gerone II a Tolomeo Filadelfo di una bellissima nave costruita nei cantieri di Siracusa». A. TUSA CUTRONI, Aspetti…, cit., pag. 113

33 Salvo il sito di Grotta del Cavallo, oggetto di una campagna di prospezione superficiale curata dalla Sovrintendenza di Agrigento nel 1993 (Operazione Emergenza), nessuno degli altri siti è mai stato indagato. Tutti i reperti archeologici oggi conservati nel locale Museo Civico sono stati rinvenuti casualmente e donati spontaneamente dalla cittadinanza.

34 M. CINQUEMANI, Serafina Montalbano e pietruzze di Sicilia, Roma, Signorelli Editore, 1971, pag. 285

35 V. RECCHIA (a cura di), Opere di Gregorio Magno. Lettere/I, Roma, Città Nuova Editrice, 1996

36 L’istituto della tuitio ecclesiastica era il corrispettivo della protezione regia in vigore presso gli Ostrogoti (tuitio regii nominis) e comprendeva non solo la concessione di sussidi pecuniari, ma anche la rappresentanza in giudizio e la protezione del patrimonio contro i soprusi dei prepotenti.

 


Le masse, che per agglomerazioni successive raggiungevano la dimensione di piccoli villaggi, prendevano nome dai loro antichi possessori romani. Nel caso del nome Cianciana, G. Caracausi sottolinea l’«influsso paretimologico su un nome di latifondo latino in -a n a, da C i n c i u s  o  C i n t i u s». P. Sanzeri ne attribuisce l’origine a un Cincius Alimentus, avanzando due ipotesi circa l’identità di questi. La prima riguarda Lucio Cincio Alimento, autore di una Storia di Roma dalle origini in lingua greca, che fu pretore in Sicilia nel 210-209 a.C. La seconda ipotesi, invece, fa riferimento a Marco Cincio Alimento che fu uno dei due tribuni della plebe, insieme a M. Claudio Marcello, scelti nel 204 a.C. dal Senato di Roma per accompagnare in Sicilia il pretore M. Pomponio Matho e verificare il comportamento ivi tenuto dal generale Publio Cornelio Scipione.

 

Note:

37 «Liberato negotiatori, qui se ecclesiae commendauit, qui habitat in massa Cinciana, annuam continentiam a te uolumus fieri. Cuius continentiae summam ipse aestima qualis esse debeat, ut renuntiata nobis in tuis possit rationibus imputari. De praesenti uero indictione iam a filio nostro Seruo-dei diacono percepit» (Al mercante Liberato, che si è affidato alla Chiesa e che abita nella massa Cinciana, vogliamo che tu dia una sovvenzione annuale per vivere. L’importo di tale assegno stabiliscilo tu e, dopo che me lo avrai comunicato, inseriscilo nel tuo rendiconto. Per la presente indizione, l’assegno gli è stato corrisposto dal nostro figlio, il diacono Servus-Dei). V. RECCHIA (a cura di), Opere di…, cit., pagg. 208-209

38 «Alcuni monasteri, infatti, furono fondati, insieme con oratori, all’interno di massae e di fundi ed è probabile che questi ultimi costituissero la loro dotazione patrimoniale, ma non sappiamo se si collocassero in un centro già esistente nella proprietà ovvero altrove, e in questo caso ci sfugge il rapporto con gli abitati preesistenti». O. BELVEDERE, Dal medioevo alla tarda antichità: gli esiti di una ricerca, in M. S. RIZZO, L’insediamento medievale…, cit., pag. 42

39 L. CRACCO RUGGINI, Sicilia, III/IV secolo: il volto della non-città, in Città e contado in Sicilia fra il III ed il IV sec. d.C., «Kokalos», XXVIII-XXIX, 1982-83, pagg. 477-515

40 P. SANZERI, Sant’Antonio di…, cit., pag. 52, nota 10

41 P. SANZERI, Sant’Antonio di…, cit., pag. 52

42 Ciò è testimoniato dalla sopravvivenza in Sicilia di toponimi con desinenza in -anus o -ana. Applicato al tema formato dal gentilizio o dal nome personale (nella medio-tarda età imperiale) dell’antico proprietario, il suffisso -anus sottintende un termine maschile o neutro: praedium, fundus o anche campus, ager, hortus, saltus, rus; quello in -ana un sostantivo femminile quale massa oppure statio, mansio, villa o domus, in casi più rari aedes, casa, colonia, fig(u)lina, turris.

 


La ricorrenza di toponimi di origine latina in -anus/a, peraltro assai diffusi nell’Italia peninsulare, è alquanto limitata in Sicilia. È possibile, però, che essi siano stati assai più numerosi e frequenti in età imperiale e tardoantica, prima di essere cancellati nei circa due secoli di dominio islamico dell’Isola, quando «la fitta rete microtoponomastica di essa subì una diffusissima arabizzazione, conseguente alla capillare distribuzione dei nuovi occupanti quali proprietari di terre, mentre i nomi di luogo più importanti offrivano una maggiore resistenza, non raramente al prezzo di adattamenti formali alla lingua dei conquistatori».


Nella toponomastica siciliana a lui contemporanea, Adolf Holm ne raccolse in tutto una dozzina: Giarratana, Cianciana, Resuttana, Siculiana, Cignana (a nord di Palma), Collesano, Frazzano, Calatabiano, Rapano (a nord di Rometta), Mimiano (tra Villalba e S. Caterina), il fiume Furiano, l’isola Favignana. Tra questi, sostiene P. Sanzeri, «sono da escludere Resuttana, Collesano, Calatabiano e Rapano», condividendo così l’opinione di Caracausi che ne cita soltanto una decina: Calviano, Capezzano, Cianciana, Favignana, Cagliano, Giarratana, Giuliana, Grignani, Siculiana, Soriana.

Note:

43 G. CARACAUSI, Dizionario Onomastico della Sicilia, Palermo, Editrice L’Epos, 1994, vol. I, pag. 386

44 P. SANZERI, Sant’Antonio di…, cit., pag. 72

45 G. CARACAUSI, Dizionario…, cit., pag. XXVII

46 A. HOLM, Della geografia antica di Sicilia, Palermo, Pedone Lauriel, 1871

47 P. SANZERI, Sant’Antonio di…, cit., pag. 53, nota 11

 

Quale che fosse il loro numero, molti di questi centri abitati sorgevano lungo le principali vie di collegamento esistenti in età romana e descritte dall’Itinerarium Antonini. Così in prossimità dell’Halycus si trovavano la Pitiniana e la Camiciana; lungo la strada Agrigento-Catania erano la Corconiana, la Philosophiana e la Capitoniana (oggi Capezziana); la Petitiana era nei pressi di Delia; la Calvisiana a Gela.


Lungo la strada che collegava Agrigento a Palermo si incontravano, dunque, le stazioni di: Pitiniana a 9 miglia da Agrigento, Camiciana a 33 miglia, Petrina a 4 miglia dalla precedente, Pirina equidistante 24 miglia da Petrina e da Palermo. La strada, lunga circa 85 miglia (125 Km), non poteva discostarsi molto da una linea retta, per cui P. Sanzeri sostiene che essa dovesse «attraversare necessariamente l’agro ciancianese, che si estende a nord nord-ovest di Agrigento» e, forzando la lettura della carta del Delisle (Siciliae antiquae quae et Sicania et Trinacria dicta Tabula Geographica, 1714), che pone la strada romana a sinistra dei colli Gemelli, sostiene la coincidenza della Massa Cinciana con Camiciana.


Sulla base dei ritrovamenti nel sito di Terravecchia (Raffadali), che attestano l’esistenza di un insediamento romano di età imperiale, taluni studiosi hanno avanzato l’ipotesi che la stazione Pitiniana dovesse trovarsi in territorio di Raffadali. A confermare quest’ipotesi si aggiungerebbe la posizione geografica della contrada, che unitamente a quella di Grotticelle, si estende proprio lungo la stessa direzione che l’antica via doveva seguire.

 

Note:

48 G. CARACAUSI, Stratificazione della toponomastica siciliana, in La toponomastica come fonte di conoscenza storica e linguistica. Atti del Convegno della Società Italiana di Glottologia (Belluno, 31 marzo, 1 e 2 aprile 1980), a c. di E. VINEIS, Pisa, 1981

49 P. SANZERI, Sant’Antonio di…, cit., pag. 54

50 P. SANZERI, Sant’Antonio di…, cit., pag. 59

51 Il sito di Terravecchia, a nord da Raffadali (al Km. 10 della S.S. 118), è stato oggetto una campagna di scavo nel 1973, che ha portato alla luce fondamenta di abitazioni e diversi frammenti di colonne. Molti i reperti rinvenuti (cocci, macine, lucerne, monete, monili, ecc.), attualmente conservati presso la Biblioteca comunale di Raffadali. Il sito è stato datato alla tarda età romana.

 


Se è vera quest’ipotesi, il primo tratto del percorso coinciderebbe con la regia trazzera, presumibilmente sovrappostasi all’antica strada romana, che dalla Porta Addolorata di Agrigento «si staccava dalla strada armentizia Agrigento-Cattolica Eraclea e, correndo in direzione nord nord-ovest, attraversava il fiume Akragas, la località Realturco e si immetteva in agro di Raffadali, percorrendo prima la località Buaggini, poi l’abitato, quindi le contrade Manarisi, Beddi, Rognosa, Modaccamo e Grotticelle». La lunghezza della trazzera, che conta circa 14.5 Km, pari pressappoco a 9.8 miglia, eccederebbe di poco la misura dell’Itinerario.


L’ipotesi che la strada romana Agrigento-Palermo dovesse seguire la linea più breve era stata anche sostenuta da G. Calderone, il quale, percorrendo l’itinerario da Palermo (a partire dal ponte dell’Ammiraglio) ad Agrigento e misurando le distanze indicate sull’Itinerario, localizzava Pirina sul Monte Marabito (presso Cutemi), Petra ad Alessandria della Rocca e, come più tardi P. Sanzeri, Camiciana a Cianciana.


In età normanna, la strada che seguiva il corso del Platani torna a essere una delle vie più importanti dell’Isola. La valle del Platani, che in età imperiale non risultava inserita nel cursus publicus, dovette acquistare «nuova importanza a partire dall’età bizantina, quando sembra siano fortificate per la prima volta alcune delle alture che si innalzano lungo il corso del fiume. In età normanna, oltre alle tre fortezze di Collerotondo, Giudecca e Monte Castello, venne fortificata anche Rocca della Motta, che controllava la media valle del fiume, mentre uno dei pochi castelli feudali normanni dell’agrigentino, Cammarata, dominava il corso del Platani nella sua parte più alta».

 

Note:

52 C.da Grotticelle, a Raffadali, deriva il suo nome dalle numerosissime tombe ad arcosolio e a loculo scavate nel costone roccioso. La datazione della necropoli è stata fissata tra III-IV secolo d.C.

53 P. SANZERI, Sant’Antonio di…, cit., pag. 54

54 G. CALDERONE, Antichità siciliane in specie memorie storico-geografiche di Marineo e suoi dintorni, Palermo, Tip. dello Statuto, 1892

55 M. S. RIZZO, L’insediamento medievale…, cit., pag. 135

 


Molti, anche in questo caso, i rinvenimenti archeologici a Cianciana che testimoniano l’esistenza di abitato in età romana e medioevale. Ad età romana, ad esempio, risalgono i 5 pani di piombo conservati al Museo Archeologico Regionale «A. Salinas» di Palermo (num. inv. 1499/1503). I pani, che recano impresso nella parte sinistra il nome del produttore: L(ucius) PLANI(us) L(ucii) F(ilius), rimandano a una famiglia della Spagna sudorientale, la gens Plania. Il rinvenimento di lingotti dello stesso tipo ad Agde (Francia), a Ripatransone (Ascoli Piceno) e a Nuoro ha consentito di ipotizzare un itinerario di navigazione del commercio del piombo spagnolo che, proveniente da Cartagena (Carthago Nova), toccava i porti della Mauretania, passava per la Sicilia e raggiungeva Roma e le altre città dell’Italia peninsulare.


A questi si aggiungono i numerosi rinvenimenti fatti nel 1993 nel corso della campagna «Operazione Emergenza» ed esposti oggi nelle sale del locale Museo Civico: diversi frammenti di ceramica di età romana e medievale provenienti da contrada Bissana; macine con relativi pestelli e diversi frammenti di coppe in terra sigillata ritrovate nella zona di Cozzo Turco. La stessa zona, a valle, mostra delle tombe scavate nella roccia e, non lontana, una tomba a tholos, datata intorno all’VIII secolo a.C.


Una necropoli con tombe scavate nella roccia, risalente ad età imperiale, è visibile anche sul costone roccioso nella zona di Pietre Cadute, non molto distante dal casale dell’ex-feudo. Quest’area archeologica, che si trova in prossimità della Salina Chincana, accrediterebbe l’ipotesi di una comunità che in antico commerciava il salgemma con i mercanti provenienti dall’Egeo.

Note:

56 Con questo nome veniva indicata la campagna di prospezione superficiale curata dalla Sovrintendenza di Agrigento nel 1993 che ha interessato i siti di Grotta del Cavallo e di contrada Bissana.

 

 

 

 
Articolo tratto dalla tesi di laurea:
 
UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PALERMO
FACOLTA’ DI LETTERE E FILOSOFIA
Corso di Laurea in Conservazione dei Beni Culturali


ALESSIO DI GIOVANNI
Studio preliminare per un progetto di Parco Letterario

Relatore
Sergio Pattavina

Tesi di Laurea di
Doriana Consiglio

ANNO ACCADEMICO 2010 - 11
 
 
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