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ATO IDRICO — LA RISPOSTA DEI SINDACI ALLA DIFFIDA. PDF Stampa E-mail
Scritto da Paolo Sanzeri   

  Anteprima  29/07/12: DI SEGUITO LA RISPOSTA DEI SINDACI ALLA DIFFIDA

Oggetto: Grave situazione servizio idrico AG

I sottoscritti:

  1. Salvatore Sanzeri, nella qualità di Sindaco e legale rappresentante del Comune di Cianciana;
 
 
 
 

Al Consorzio di ambito

AGRIGENTO

Agrigento, 24 luglio 2012

Al Consorzio Tre sorgenti

Raccomandata a.r.

Alla Voltano s.p.a.

Oggetto: Grave situazione servizio idrico AG

All’Assessore regionale Energia e

Servizi di pubblica utilità

Al Direttore generale Dipartimento

Energia e Servizi di pubblica utilità

Alla Girgenti acque s.p.a.

e per conoscenza

Al sig. Prefetto di AGRIGENTO

Al signor Procuratore della Repubblica di AGRIGENTO

Al Presidente della Regione Sicilia

Al Ministro dell’Interno

I sottoscritti:

  1. Giulio Luigi Mulè, nella qualità di Sindaco e legale rappresentante del Comune di Alessandria della Rocca;
  2. Salvatore Parello, nella qualità di Sindaco e legale rappresentante del Comune di Aragona;
  3. Giovanni Panepinto, nella qualità di Sindaco e legale rappresentante del Comune di Bivona;
  4. Vito Ferrandelli, nella qualità di Sindaco e legale rappresentante del Comune di Burgio;
  5. Giovanni Prato, nella qualità di Sindaco e legale rappresentante del Comune di Camastra;
  6. Vito Mangiapane, nella qualità di Sindaco e legale rappresentante del Comune di Cammarata;
  7. Salvatore Sanzeri, nella qualità di Sindaco e legale rappresentante del Comune di Cianciana;
  8. Salvatore Lo Dico, nella qualità di Sindaco e legale rappresentante del Comune di Joppolo Giancaxio;
  9. Giusi Nicolini, nella qualità di Sindaco e legale rappresentante del Comune di Lampedusa e Linosa;
  10. Michele Botta, nella qualità di Sindaco e legale rappresentante del Comune di Menfi;
  11. Calogero Impastato, nella qualità di Sindaco e legale rappresentante del Comune di Montevago;
  12. Rosario Bonfanti, nella qualità di Sindaco e legale rappresentante del Comune di Palma di Montechiaro;
  13. Martino Maggio, nella qualità di Sindaco e legale rappresentante del Comune di Sambuca di Sicilia;
  14. Filippo Bartolomeo, nella qualità di Sindaco e legale rappresentante del Comune di San Biagio Platani;
  15. Emilio Militello, nella qualità di Sindaco e legale rappresentante del Comune di Santa Elisabetta;
  16. Francesco Valenti, nella qualità di Sindaco e legale rappresentante del Comune di Santa Margherita Belice;
  17. Giuseppe Aurelio Leto, nella qualità di Sindaco e legale rappresentante del Comune di Sant’Angelo Muxaro;
  18. Stefano Leto Barone, nella qualità di Sindaco e legale rappresentante del Comune di Santo Stefano di Quisquina;
  19. Domenico Balsamo, nella qualità di Sindaco e legale rappresentante del Comune di Villafranca Sicula.

ai fini di questo atto tutti assistiti dall’Avv. Luigi Restivo Pantalone del foro di Agrigento ed elettivamente domiciliati presso il suo studio in Racalmuto, via Giuseppe Verdi, n. 80 e con riferimento alla diffida notificata dal Consorzio d’ambito Agrigento a ciascuno, quale legale rappresentante del proprio comune, espongono:

*****

Nella prima decade del mese di maggio del corrente anno il Consorzio d’ambito Agrigento, ha trasmesso una diffida ad adempiere nei confronti dei sottoscritti Sindaci dei Comuni della provincia di Agrigento affinché venissero consegnate alla Girgenti acque s.p.a. tutte le rispettive reti idriche e fogniarie, gli impianti di depurazione e tutte le utenze unitamente alla documentazione utile alla loro corretta gestione.

Tale diffida sarebbe motivata, a giudizio del Consorzio, da una precedente ed analoga diffida e messa in mora notificata proprio dalla Girgenti acque s.p.a. al Consorzio stesso ai fini dell’applicazione dell’art. 2 della Convenzione di gestione del Servizio idrico integrato: la diffida del gestore contiene altresì una richiesta di risarcimento danni pari a 28.700.000,00 euro.

Inopinatamente il Consorzio d’ambito, associa tale richiesta, chiaramente intimidatoria, ad una presunta, ma assolutamente inesistente, responsabilità dei Sindaci di quei comuni che, sino ad oggi, non hanno ancora proceduto alla consegna delle proprie reti e dei propri impianti al soggetto gestore – rectius al Consorzio d’ambito -. Entrambe le diffide inoltre – sia quella della Girgenti acque s.p.a. che quella del Consorzio d’ambito Agrigento -, ricostruiscono in modo partigiano, erroneo e strumentale le vicende relative alla privatizzazione del servizio idrico integrato.

Con il presente atto, i sottoscritti Sindaci, respingono con ferma determinazione ogni tentativo di condizionamento della propria attività di pubblici amministratori, democraticamente eletti, portatori, unicamente, degli interessi generali delle comunità amministrate.

Con riserva di articolare ulteriormente le proprie motivazioni – in fatto e diritto -, ove ciò si renda indispensabile, sulla artificiosa e confusa ricostruzione operata sia dalla Girgenti acque s.p.a. che dal Consorzio d’ambito, si sottolinea come in capo ai comuni diffidati ed ai rispettivi Sindaci non può essere attribuita alcuna responsabilità, né può essere richiesto alcun risarcimento, rispetto a vicende dalle quali risultano invece evidenti da una parte le irregolarità poste in essere dal soggetto gestore, le sue continue inadempienze contrattuali, la sua incapacità di gestire il servizio idrico integrato e dall’altra l’assoluta e dimostrata assenza da parte del Consorzio d’ambito per un efficace controllo su tutti gli inadempimenti della convenzione di gestione sottoscritta proprio con il gestore.

Alle responsabilità del gestore si accompagna quindi l’incapacità e l’inerzia del Consorzio d’ambito, dei suoi amministratori e dei suoi organi gestionali, di richiamare proprio la Girgenti acque alle responsabilità connesse al disastroso stato del servizio idrico in provincia di Agrigento: incapacità ed inerzia che – per gli amministratori del Consorzio d’ambito – può, a rigor di legge, evolversi in corresponsabilità.

E basta ricordare l’incresciosa situazione del Comune di Castrofilippo, proprio in questo periodo agli onori delle cronache per i disservizi idrici, che si aggiunge a quella di tanti altri comuni della provincia tra cui Sciacca ed il capoluogo. Ritenere pertanto, con chiari fini intimidatori, di poter costringere i sottoscritti Sindaci ed i rispettivi comuni a rivedere le proprie posizioni, appare – da parte del Consorzio d’ambito – uno sterile esercizio di prepotenza e prevaricazione, soprattutto alla luce dell’esito referendario per il quale la stragrande maggioranza dei cittadini italiani si è espressa a favore del ritorno all’acqua pubblica e dell’approvazione di una nuova legge regionale per la ripubblicizzazione del servizio idrico, peraltro in Sicilia in corso di esame presso l’Assemblea regionale siciliana.

Riservandosi, come sopra detto, ogni ulteriore difesa in fatto e diritto, si ribadisce altresì che nessuna responsabilità – di qualsivoglia natura – può essere imputata ai sottoscritti Sindaci per la mancata consegna delle proprie reti e dei propri impianti, né tale circostanza incide minimamente sulle reali motivazioni che hanno portato la Girgenti acque s.p.a. alla richiesta di un risarcimento  vicino ai 30 milioni di euro.

Si rappresenta inoltre, incidentalmente, che la mancata consegna – delle reti e degli impianti – non può aver in alcun modo influito sulle condizioni del servizio da parte del gestore, né sulla possibilità di poterlo esercitare efficacemente nei comuni che hanno ritenuto (direttamente o attraverso l’Eas) di consegnare reti e impianti, dal momento che non solo i comuni rappresentati dai sottoscritti Sindaci rappresentano appena il 22 % del capitale sociale del Consorzio d’ambito, ma le rispettive popolazioni servite sono costituite da:

  • tre comuni che superano appena i 1.000 abitanti;
  • tre comuni compresi tra 2 e 3.000 abitanti;
  • cinque comuni tra i 3 ed i 4.000 abitanti;
  • un comune tra i 4 ed i 5.000 abitanti;
  • quattro comuni – tra i quali Lampedusa e Linosa – che superano di poco i 6.000 abitanti;
  • un comune, Aragona che supera i 9.000 abitanti;
  • due comuni, i più grandi, Menfi il quale supera i 12.000 abitanti (ed utilizza risorse proprie appena sufficienti al proprio fabbisogno) e Palma di Montechiaro che supera i 23.000 abitanti, approvvigionato quasi esclusivamente attraverso risorse idriche della Siciliacque s.p.a.

Appare appena il caso di ricordare agli smemorati organi amministrativi e di gestione del Consorzio d’ambito che, la maggior parte dei comuni oggi diffidati, non dispongono di risorse proprie e pertanto non incidono, in alcun modo, nella definizione di un processo di efficienza del servizio idrico integrato; e quelle poche comunità locali (localizzate nel versante nord della provincia) che, invece, dispongono di risorse proprie, da sempre, nel rispetto del principio di sussidiarietà, hanno contribuito “liberamente” a mitigare i bisogni delle pseudo grandi città dell’agrigentino che, sino ad oggi, sia attraverso la gestione diretta che con quella del nuovo gestore, non hanno fatto altro che disperdere una risorsa indispensabile per la vita quotidiana di ogni cittadino.

Senza contare che l’atteggiamento dei sottoscritti Sindaci non ha impedito neanche il finanziamento di numerose opere idriche, per svariati milioni di euro, previste nel piano d’ambito, rimanendo le proprie comunità – nonostante la corretta gestione del servizio idrico – escluse dal novero di tali finanziamenti; e senza contare ancora che il gestore esercita il servizio idrico integrato nell’80% del territorio provinciale.

Il Consorzio d’ambito inoltre dovrebbe chiedersi, invece di tentare di scaricare irresponsabilmente oneri in capo ai sottoscritti Sindaci, per quali motivi le autorità regionali hanno, di volta in volta, fatto decadere ogni provvedimento di commissariamento disposto nei confronti dei comuni che, ad oggi, non hanno consegnato le proprie reti ed i propri impianti, verificando finalmente e definitivamente – anche alla luce dell’esito referendario -, se sussista o meno un cogente obbligo in tal senso imposto in capo alle comunità locali.

E la decisione di non consegnare le reti cittadine è stata deliberata da tutti i Consigli comunali, dalle Giunte e formalizzata dai Sindaci con l’adesione di forze sociali, associazioni, comunità ecclesiali.

Va altresì ricordato che ben 135 Comuni (che rappresentano quasi un milione e mezzo di cittadini siciliani) hanno deliberato la proposta di legge regionale per la ripubblicizzazione delle risorse idriche attualmente all’esame dell’Assemblea regionale e che la stessa ARS, nella seduta del 13 giugno 2012 ha approvato un ordine del giorno (il n. 716, allegato alla presente istanza) che impegna il Governo siciliano a sospendere ogni atto di nomina di commissari ad acta in via sostitutiva nei confronti di tutti quei comuni che non hanno consegnato le proprie reti idriche.

In particolare assume il gestore che i danni richiesti sarebbero conseguenti alle seguenti tre vicende:

  • Pagamenti al Consorzio tre sorgenti per 5.200.000,00 euro;
  • Minori introiti a causa della mancata consegna delle utenze della Voltano s.p.a. per 3.500.000,00 euro;
  • Morosità utenti e mancata applicazione della tariffa per 20.000.000,00.

Ciò che in queste vicende appare di estrema gravità è che il Consorzio d’ambito, che dovrebbe sovrintendere alla gestione del servizio idrico integrato nell’interesse dell’intera comunità agrigentina, supinamente si faccia ambasciatore di tali richieste associandosi acriticamente alle illegittime pretese del gestore e ritenendo irresponsabilmente di additare alla pubblica opinione i sottoscritti Sindaci quali responsabili dello sfacelo in cui versa oggi il servizio idrico integrato in provincia di Agrigento.

E’ sufficiente infatti verificare le supposte cause che, a giudizio della Girgenti acque, darebbero luogo alla richiesta di risarcimento per escludere non solo ogni responsabilità dei sottoscritti Sindaci e dei rispettivi comuni ma altresì l’inconsistenza di tali motivazioni ed il grottesco tentativo di “lucrare”, ancora una volta, sulla pelle dei cittadini.

I pagamenti al Consorzio tre sorgenti

Non è dato comprendere in primo luogo, quale responsabilità possa essere attribuita ai sottoscritti Sindaci con riferimento alle somme pagate dalla Girgenti acque al Consorzio tre sorgenti – quale corrispettivo delle forniture idriche – a seguito delle iniziative giudiziarie intraprese da quell’ente, iniziative peraltro ancora pendenti e non tutte definite nel merito.

Senza contare che, proprio alla fine dell’anno 2011, il Consorzio tre sorgenti ha ottenuto dal Tribunale di Agrigento l’emissione di un decreto ingiuntivo per 8 milioni di euro promosso nei confronti della Girgenti acque ancora per il mancato pagamento di ulteriori forniture idriche: pertanto, mentre il Consorzio d’ambito si fa prono portatore delle singolari richieste di una società privata, l’autorità giudiziaria ritiene legittime le pretese economiche dei sette comuni facenti parte di quell’ente.

Incidentalmente si rappresenta altresì che i pagamenti effettuati dal gestore al Consorzio tre sorgenti sono avvenuti solo a seguito della presentazione di due istanze di fallimento e pertanto eseguiti anch’essi sotto il vaglio dell’autorità giudiziaria e concretamente dinanzi a un giudice, con la consegna delle somme dovute in udienza; si rammenta ancora al Consorzio d’ambito che nei confronti del gestore – a dimostrazione della sua incapacità economico-finanziaria – sono state presentate altre due istanze di fallimento da parte della Siciliacque s.p.a. (che è la società principe per la gestione delle risorse idriche in Sicilia) e della Slesi s.r.l.

Tutto ciò in quanto tra gli anni 2008 e 2009 il gestore si rifiutava immotivatamente di pagare i corrispettivi dovuti per le forniture idriche per la semplice ragione che a parte il risibile capitale sociale di 4.000.000,00 di euro sottoscritto all’atto della costituzione della società, nessun significativo apporto economico era stato corrisposto dalle diverse società – pubbliche e private – partecipanti alla compagine di Girgenti acque e pertanto il gestore non era in grado di assolvere con regolarità agli obblighi assunti con la sottoscrizione della convenzione di gestione.

E in tal senso si invita il Consorzio d’ambito a richiedere a tutte le società che fanno parte della compagine di Girgenti acque di presentare all’Assemblea del Consorzio stesso gli ultimi bilanci approvati e certificati al fine di verificare se tali società siano o meno in grado di far fronte agli obblighi assunti con la sottoscrizione della convenzione di gestione e quale sia la loro esposizione debitoria, soprattutto con riferimento alle due società pubbliche Acoset s.p.a. e Voltano s.p.a.

Si precisa ancora che, con riferimento ai pagamenti effettuati dal gestore al Consorzio tre sorgenti, da tali complessive somme dovrebbero essere detratte quelle corrispondenti all’acqua fornita da Siciliacque s.p.a. al Tre sorgenti e da quest’ultimo girata alla Girgenti acque. Appare infine opportuno rappresentare che la portata media dell’acqua sorgentizia del Tre sorgenti – pur dovendo aspettare l’esito delle verifiche giudiziarie, civili, penali ed amministrative in corso – non è oggi tale da giustificare un ammontare economico quale quello segnalato dalla Girgenti acque s.p.a.

Le utenze della Voltano s.p.a.

Altrettanto non si comprende quale responsabilità possa essere ricondotta ai sottoscritti Sindaci per la mancata consegna delle utenze della Voltano s.p.a. e non si ci rende conto altresì come mai il Consorzio d’ambito, nonostante l’esclusività del servizio idrico garantita con la convenzione di gestione sottoscritta con la Girgenti acque s.p.a. al primo comma dell’art. 1 e al primo comma dell’art. 11, abbia in tutti questi anni consentito la duplicazione dell’esercizio del servizio idrico – in capo alla Girgenti ed in capo alla Voltano – nonostante altresì quanto dichiarato all’art. 13 della medesima convenzione.

Peraltro i sottoscritti nel passato, hanno più volte evidenziato la anomala presenza della Voltano s.p.a nella compagine societaria del soggetto gestore, anomalia che ha dato e continua a dar luogo ad un increscioso conflitto di interesse.

E ciò in quanto i legali rappresentanti dei Comuni facenti parte della Voltano s.p.a. si ritrovavano contestualmente nella quadruplice qualità di:

  • proprietari della Voltano s.p.a.;
  • proprietari pro quota della Girgenti acque;
  • componenti dell’Assemblea del Consorzio d’ambito Ag 9 Agrigento che ha il compito di programmare, vigilare e controllare la gestione dello stesso servizio da parte di Girgenti acque s.p.a.;
  • componenti – alcuni – del Consiglio di amministrazione del Consorzio d’ambito Ag 9 Agrigento che da attuazione alle decisioni del Consorzio d’ambito.

E tale conflitto risulta evidente sol che si consideri l’atteggiamento assunto dai Sindaci dei superiori Comuni ed il loro voto favorevole nell’assemblea del Consorzio d’ambito Agrigento 9 che approvò il bando di gara per l’affidamento del servizio idrico integrato riducendo l’ammontare della cauzione che l’aggiudicatario della gara avrebbe dovuto prestare a garanzia delle obbligazioni assunte. Il Consorzio d’ambito infatti, a seguito di due procedure di gara andate deserte, ridusse, con il voto favorevole e decisivo dei Sindaci dei Comuni facenti parte della Voltano s.p.a., l’ammontare della cauzione da circa 40 milioni di euro a soli 5 milioni di euro. Successivamente a tale deliberazione, gli stessi Sindaci, nella qualità di componenti dell’assemblea dei soci della Voltano s.p.a., deliberarono la partecipazione alla gara per l’affidamento del servizio idrico integrato in associazione temporanea d’impresa.

Probabilmente le resistenze della Voltano s.p.a. alla consegna delle proprie utenze saranno forse legate alla mancata definizione degli accordi sottoscritti proprio con la Girgenti acque s.p.a. il 25 maggio 2009, al momento della parziale consegna dei propri impianti, che prevedevano, proprio a favore della Voltano s.p.a., che raggruppa ben 10 Comuni della provincia di Agrigento – tra i quali il Comune capoluogo, Raffadali, Porto Empedocle ed altri – un canone annuo pari a 2.500.000,00 euro – corrispondente al 5 % del proprio patrimonio – a carico del Consorzio d’ambito e quindi di tutti i cittadini della provincia di Agrigento.

Senza contare che anche il Consorzio d’ambito farebbe bene a verificare in che modo è stato costituito il capitale sociale della Voltano s.p.a.: parrebbe infatti che i Comuni partecipanti, con un’operazione di finanza creativa, abbiano conferito quale capitale sociale non somme di denaro o beni patrimonializzabili, ma beni pubblici inalienabili come gli impianti e l’acquedotto consortile. Occorre dunque stabilire, “piacendo” agli amministratori del Consorzio e magari con il ricorso agli stessi giuristi, con una procedura analoga a quella prevista dal terzo comma dell’art. 44 della convenzione di gestione – ovviamente, se del caso, condivisa con i sottoscritti Sindaci -, se:

  • I beni conferiti dai soci della Voltano s.p.a. quale capitale sociale – al momento costitutivo dell’azienda – siano beni pubblici inalienabili e per i quali pertanto, in ossequio alle vigenti norme di legge, non era possibile alcuna sottoposizione al regime di patrimonio o capitale sociale al fine di garantire le proprie obbligazioni in assenza di apporti in denaro;
  • Se tali beni, vista la loro natura giuridica, potessero acquisire le molteplici caratteristiche:

-          da una parte – con funzioni di garanzia – di patrimonio destinato a garantire le responsabilità e gli obblighi della società;

-          all’altra – con funzioni produttivistiche – di elemento di equilibrio economico-finanziario dell’azienda;

-          dall’altra ancora – con funzione organizzativa – quale parametro di riferimento per la scansione dei modi e dei tempi dell’attività commerciale stabilita;

-          ed infine, quale merce di scambio nei confronti del soggetto gestore e del Consorzio d’ambito, per ottenere un canone annuo pari a 2.500.000,00 euro finalizzato non si comprende a cosa, dal momento che la Voltano s.p.a., parimenti obbligata alla consegna delle proprie risorse idriche e dei propri impianti, sarebbe rimasta svuotata di ogni finalità e competenza.

La morosità degli utenti

La mancata applicazione della tariffa

Anche con riferimento a quest’ultima vicenda non si riesce a comprendere in che modo il comportamento e le decisioni assunte dai sottoscritti Sindaci possano aver influito su tali circostanze. La Girgenti acque lamenta una morosità del 35% rispetto a quella del 2% preventivata nel Piano economico e finanziario: pertanto o qualcuno si è dimostrato all’inizio di questo processo incapace di fare una corretta previsione o lo stesso gestore non fa altro che sottolineare la propria incapacità a recuperare i crediti vantati nei confronti degli utenti.

Né i sottoscritti Sindaci, che non hanno sino ad oggi proceduto alla consegna delle proprie reti, dei propri impianti e dei propri utenti (gestiti, pur in mezzo a tante difficoltà, in modo efficace) possono in qualche modo essere corresponsabili delle inesattezze contenute negli elenchi forniti alla Girgenti acque da quei comuni che hanno invece provveduto alla consegna, sia che questi ultimi gestissero direttamente le proprie reti, sia che la gestione fosse affidata all’Eas.

Quanto infine alla mancata approvazione del piano tariffario avrebbero fatto bene il Consorzio d’ambito ed i suoi amministratori a provvedere celermente all’adozione di tale provvedimento allo scopo, finalmente, di favorire alcuni comuni tra i più popolosi della provincia di Agrigento e tra i più incapaci di gestire la distribuzione delle proprie risorse idriche.

Appare infatti evidente la strumentalità e l’ipocrisia della diffida notificata ai sottoscritti  Sindaci i quali rappresentano appena il 22% delle quote del Consorzio stesso e pertanto sia la loro effettiva presenza in seno all’Assemblea dei Sindaci, sia il loro voto (qualunque esso fosse stato) risulta assolutamente ininfluente rispetto all’approvazione o meno della tariffa anche ai sensi del comma 5 dell’art. 10 dello statuto del Consorzio. E a questo punto opportuno appare rammentare al Consorzio d’ambito, ai suoi amministratori ed ai suoi organi amministrativi, la distribuzione azionaria delle quote relative ai sottoscritti Comuni:

COMUNI QUOTE
Alessandria della Rocca 0,97 %
Aragona 1,96 %
Bivona 0,96 %
Burgio 0,67 %
Camastra 0,57 %
Cammarata 1,19 %
Cianciana 0,96 %
Joppolo Giancaxio 0, 27 %
Lampedusa e Linosa 1,06 %
Menfi 2,49 %
Montevago 0,63 %
Palma di Montechiaro 4,53 %
Sambuca di Sicilia 1,28 %
San Biagio Platani 0,78 %
Santa Elisabetta 0,64 %
Santa Margherita Belice 1,28 %
Sant’Angelo Muxaro 0,38 %
Santo Stefano Quisquina 1,06 %
Villafranca Sicula 0,32 %
TOTALE 22 %

Si ribadisce pertanto, conclusivamente, la necessità che il Consorzio d’ambito si attivi, invece di aderire acriticamente alle richieste del gestore, per la verifica degli obblighi e degli adempimenti imposti dalla convenzione di gestione e dalla legge alla Girgenti acque e ne dia dettagliata comunicazione ai sottoscritti Sindaci.

Verifichi altresì il Consorzio il rispetto e il corretto adempimento, nei termini previsti, delle seguenti prescrizioni contenute nella convenzione di gestione:

  • Art. 1, comma 1 in relazione all’affidamento in via esclusiva al gestore del servizio idrico integrato con riferimento al concorrente esercizio della Voltano s.p.a.
  • Art. 2, comma 3 con riferimento all’assunzione del rischio da parte della Girgenti acque;
  • Art. 4, comma 1 con riferimento al buon funzionamento del servizio;
  • Art. 4, comma 2 relativamente all’adempimento di tutti gli obblighi previsti dalla convenzione di gestione nonché da ogni altra disposizione di legge vigente e sopravvenuta;
  • Art. 4, comma 5 riguardo al rispetto delle vigenti norme in materia di affidamenti di appalti di lavori, servizi e forniture;
  • Art. 6, comma 3 per il rispetto del piano delle assunzioni nell’osservanza delle forme di pubblicizzazione e dell’art. 36 della L.R. n. 20/2003;
  • Art. 7, comma 3 in relazione al corretto adempimento delle pratiche per la regolarizzazione delle concessioni di acque per uso potabile;
  • Art. 8 che disciplina l’inventario dei beni affidati in concessione e le obbligazioni verso i terzi;
  • Art. 11, comma 1 in relazione all’affidamento in via esclusiva al gestore del servizio idrico integrato con riferimento al concorrente esercizio della Voltano s.p.a.;
  • Art. 13 con riguardo all’assenza di gestioni esistenti in relazione al servizio svolto dalla Voltano s.p.a.;
  • Art. 14 relativamente al programma degli interventi e al piano d’ambito con particolare riferimento al comma 15;
  • Art. 15 che disciplina i livelli di qualità del prodotto e del servizio;
  • Art. 19 con riferimento al canone di concessione dovuto al Consorzio d’ambito;
  • Art. 20 rispetto all’espletamento dei controlli da parte dell’Autorità d’ambito;
  • Art. 21 in relazione a tutti gli obblighi gravanti sul gestore;
  • Art. 21, comma 5 in particolare con riguardo all’obbligo del gestore di comunicare al concedente ogni variazione della compagine sociale, obbligo il cui mancato adempimento è considerato motivo di risoluzione della convenzione.

Con riferimento a quest’ultimo obbligo si rappresenta che i sottoscritti sindaci hanno saputo solo da notizie di stampa degli innumerevoli avvicendamenti societari nella compagine di Girgenti acque s.p.a. che oggi risulta completamente diversa da quella aggiudicataria del servizio.

Si rappresenta ancora che gli organi di informazione hanno pubblicati diverse notizie relative a società, facenti parte della compagine sociale del gestore, che non avrebbero ottenuto le prescritte certificazioni antimafia dalla Prefettura di Napoli (Ibi s.p.a.) e da quella di Cagliari (Entei s.p.a., società addirittura gestita dalla figlia dell’amministratore della IBI s.p.a.).

Tali circostanze, ove verificate, rappresenterebbero serio e grave motivo su cui il Consorzio d’ambito dovrebbe riflettere in merito alla capacità del gestore di proseguire il servizio anche in considerazione di quanto disposto dall’art. 44 della convenzione;

  • Art. 22 con riguardo agli obblighi di comunicazione;
  • Art. 23 relativamente agli adempimenti connessi alla Carta del servizio;
  • Art. 24 con riferimento all’adozione ed al rispetto del Regolamento per il servizio idrico integrato;
  • Art. 25 relativo all’adozione e al rispetto del manuale della sicurezza ed agli obblighi imposti dalla legge n. 626/1994;

  • Art. 26 relativamente all’adozione ed al rispetto del sistema di qualità e del relativo manuale;
  • Art. 27 con riguardo alla predisposizione del piano di emergenza;

  • Art. 28 in relazione all’adozione del piano di razionalizzazione e miglioramento del servizio comprendente la ricerca ed il recupero delle perdite;
  • Art. 29 relativamente al piano di gestione delle interruzioni del servizio;
  • Art. 31 relativo al divieto di subconcessione con riferimento alla regolamentazione giuridica delle utenze servite dalla Voltano s.p.a.;
  • Art. 37 con riguardo alla mancata applicazione da parte del Consorzio d’ambito di alcuna penale nei confronti del gestore a fronte delle innumerevoli irregolarità segnalate nel corso degli anni da gran parte dei sindaci della provincia di Agrigento;
  • Art. 44, comma 4, secondo capoverso con riferimento alla mancata adozione di alcun provvedimento a seguito della verifica della mancanza delle certificazioni antimafia nei confronti delle società IBI s.p.a ed Entei s.p.a.;
  • Art. 46 relativamente al pieno rispetto da parte del gestore di tutti i contenuti del protocollo di legalità “C.A. Dalla Chiesa”.

I sottoscritti Sindaci diffidano pertanto il Consorzio d’ambito alla puntuale e scrupolosa verifica riguardo all’adempimento o meno di atti e provvedimenti segnalati nelle superiori norme chiedendo al Consorzio medesimo di voler fornire una dettagliata relazione in merito, con allegati tutti gli atti, documenti, regolamenti citati.

Pur essendo consapevoli che alcuni atti, tra quelli richiamati tra gli obblighi del gestore nella convenzione, sono stati depositati presso il Consorzio d’ambito, alla luce del comportamento irresponsabile sia della Girgenti acque sia della stessa Autorità d’Ambito, chiedono copia conforme di ogni provvedimento.

Delegano sin d’ora al ritiro di tale documentazione, in copia conforme ed in un’unica copia, l’Avv. Luigi Restivo Pantalone che li assiste nel presente atto.

Appare infine opportuno sollecitare la memoria del Consorzio d’ambito, dei suoi amministratori, degli organi burocratici e della Girgenti acque su quanto disposto dall’art. 49 della L.R. n. 11 del 12 maggio 2010 e sulle conseguenze dell’esito referendario.

La maggioranza assoluta degli italiani e dei siciliani ha votato SI ai due referendum per l’acqua bene comune e dopo molti anni i referendum sono tornati ad essere lo strumento di democrazia diretta che la Costituzione garantisce: oltre il 95% dei votanti si è espresso in favore della fuoriuscita dell’acqua da una logica di mercato e di profitto. Il combinato disposto dei due quesiti referendari consegna un quadro normativo che impone la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato.

Infatti, così come sancito nella sentenza della Corte costituzionale relativa all’ammissibilità del primo quesito referendario, l’abrogazione del Decreto Ronchi rimanda direttamente alla disciplina comunitaria la quale prevede anche la gestione pubblica (tramite enti di diritto pubblico) dell’acqua, mentre l’abrogazione della parte del comma 1 dell’art. 154 del D.lgs 152/2006, relativa all’adeguata remunerazione del capitale investito, ha eliminato la possibilità per il gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa. Si tralascia pertanto ogni ulteriore commento sulla diffida notificata – su questo argomento – dalla Girgenti acque s.p.a. al Consorzio d’ambito.

Anche in questo caso la Corte costituzionale ha decretato che la nuova tariffa è immediatamente applicabile e deve prevedere esclusivamente la copertura dei costi: si ritiene pertanto che la volontà popolare espressa in modo così chiaro, da milioni di cittadini italiani, così come quella dei cittadini e delle Amministrazioni degli Enti Locali (ben 135 Consigli comunali siciliani hanno contestualmente deliberato tale proposta), delle forze politiche che hanno presentato la proposta di legge per la ripubblicizzazione dell’acqua in Sicilia, debba essere rispettata.

Si ritiene infine che l’indirizzo espresso dall’Assemblea Regionale con l’approvazione dell’art. 49 della L.R. n. 11/2010 trovi immediata applicazione, e che i rappresentanti del Consorzio d’ambito, piuttosto che interpretare anacronisticamente e in modo partigiano gli interessi delle controparti private, debbano agire dando applicazione alle leggi emanate dall’Assemblea regionale.

E per memoria del Consorzio d’ambito, appare forse opportuno rileggere per intero i tre commi dell’art.49 della legge finanziaria 2010:

“Art. 49.

Gestione integrata del servizio idrico

1. Ai sensi dell’articolo 2, comma 186 bis, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, decorso il termine ivi previsto, cessano le autorità d’ambito territoriale istituite nella Regione in applicazione dell’articolo 148 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152 e successive modifiche ed integrazioni.

2. In considerazione del mutato stato di fatto derivante dalla disposta cessazione delle autorità d’ambito e dalla comminatoria di nullità della loro prosecuzione ed in considerazione, altresì, di quanto previsto dall’articolo 21 quinquies della legge 7 agosto 1990, n. 241, recepita con legge regionale 30 aprile 1991, n. 10, secondo il quale, per sopravvenuti motivi di pubblico interesse ovvero nel caso di mutamento della situazione di fatto o di nuova valutazione dell’interesse pubblico originario, il provvedimento amministrativo ad efficacia durevole può essere revocato da parte dell’organo che lo ha emanato ovvero da altro organo previsto dalla legge, le attuali autorità d’ambito, con il coordinamento del dipartimento regionale acque e rifiuti, provvedono a verificare la sussistenza delle condizioni di cui al richiamato articolo 21 quinquies della legge n. 241/1990, con specifico riferimento all’intervenuta realizzazione dei programmi e dei piani di investimento contrattualmente dovuti da parte dei soggetti incaricati della gestione del servizio.

3. I provvedimenti con i quali si dia corso alla verifica di cui al comma 2 devono dare puntualmente atto delle caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfologiche del contesto territoriale di riferimento ed acquisiscono efficacia decorsi trenta giorni dalla data di trasmissione alla Commissione istituita ai sensi dell’articolo 9 bis, comma 6, del decreto legge 28 aprile 2009, n. 39 convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009, n. 77. L’adozione dei provvedimenti conseguenziali è subordinata all’integrale adempimento degli obblighi scaturenti dal comma 1 bis dell’articolo 21 quinquies della legge n. 241/1990”.

Tutto ciò premesso,

PER QUESTI MOTIVI

I sottoscritti Sindaci, nell’esclusivo interesse delle rispettive comunità amministrate:

Respingono

con fermezza ogni tentativo di condizionamento della propria attività in materia di gestione del servizio idrico;

Invitano

il Consorzio d’ambito ed i suoi amministratori ad esercitare i poteri loro conferiti dalla legge e dallo statuto al fine di assicurare ai cittadini della provincia di Agrigento un servizio idrico che risponda ai criteri della funzionalità, dell’efficacia e della qualità;

Invitano

Il Consorzio d’ambito a verificare la legittimità della sussistenza nella provincia di Agrigento di una duplicazione del servizio idrico integrato in capo alla Girgenti acque s.p.a. ed in capo alla Voltano s.p.a. ed a verificare altresì i rapporti intercorrenti tra le due società in relazione ai patti parasociali sottoscritti e ad assumere le conseguenti determinazioni;

Diffidano

il Consorzio d’ambito ad aderire acriticamente alle speciose richieste di risarcimento avanzate dalla Girgenti acque s.p.a.;

Diffidano

il Consorzio d’ambito per la provincia di Agrigenti affinché siano verificate tutte le gravi inadempienze del gestore, Girgenti acque s.p.a., rispetto agli innumerevoli obblighi e adempimenti scaturenti dalla convenzione di gestione sottoscritta con il Consorzio medesimo e dalle vigenti disposizioni di legge in materia;

Diffidano

il Consorzio d’ambito affinché sia convocata l’Assemblea dei Sindaci al fine di procedere all’approvazione della tariffa;

Diffidano

il Consorzio d’ambito affinché siano trasmessi all’Assemblea dei Sindaci tutti i bilanci, approvati e certificati, di ciascuna società facente parte della compagine sociale della Girgenti acque s.p.a. affinché le comunità locali siano in grado di verificare la solidità economico-finanziaria di un’azienda che dovrà gestire – per i prossimi trent’anni – un servizio pubblico essenziale con sproporzionati costi a carico dell’intera comunità agrigentina;

Diffidano

il Consorzio d’ambito affinché siano assunte tutte le opportune informazioni presso la Prefettura di Agrigento, il Ministero dell’Interno, l’Autorità giudiziaria e le forze di Polizia giudiziaria affinché sia assunta ogni opportuna informazione, ai fini del rispetto del protocollo di legalità “Carlo Alberto Dalla Chiesa” e della vigente normativa antimafia in materia sulla Girgenti acque s.p.a e su tutte le società facenti parte della compagine sociale con riferimento a tutti gli amministratori ed a tutti i soci delle stesse, unitamente a tutte le società e le persone fisiche che con la Girgenti acque hanno, sino ad oggi, intrattenuto qualsiasi rapporto economico o professionale;

Invitano

Il Consorzio d’ambito ad assumere ogni utile iniziativa affinché sia rispettato l’esito referendario e sia data rapida approvazione alla legge regionale per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato nella Regione Sicilia, attualmente in discussione presso la Commissione Bilancio dell’Assemblea regionale siciliana;

Diffidano

Il Consorzio d’ambito a voler, con cortese sollecitudine, consegnare ai sottoscritti Sindaci una dettagliata relazione su tutte le questioni sollevate con la presente nota, allegando – in copia conforme – tutti gli atti, i documenti, i provvedimenti, che comprovano l’adempimento o meno da parte del gestore di tutti gli obblighi scaturenti dalla convenzione di gestione o dalla legge.

Delegano a tal fine al ritiro degli atti, in unica copia, l’Avv. Luigi Restivo Pantalone del foro di Agrigento, con studio a Racalmuto, via Giuseppe Verdi, n. 80.

Agrigento, 24 luglio 2012

Comune di Alessandria della Rocca

Il Sindaco

Giulio Luigi Mulè

Comune di Aragona

Il Sindaco

Salvatore Parello

Comune di Bivona

Il Sindaco

Giovanni Panepinto

Comune di Burgio

Il Sindaco

Vito Ferrandelli

Comune di Camastra

Il Sindaco

Giovanni Prato

Comune di Cammarata

Il Sindaco

Vito Mangiapane

Comune di Cianciana

Il Sindaco

Salvatore Sanzeri

Comune di Joppolo Giancaxio

Il Sindaco

Salvatore Lo Dico

Comune di Lampedusa e Linosa

Il Sindaco

Giusi Nicolini

Comune di Menfi

Il Sindaco

Michele Botta

Comune di Montevago

Il Sindaco

Calogero Impastato

Comune di Palma di Montechiaro

Il Sindaco

Rosario Bonfanti

Comune di Sambuca di Sicilia

Il Sindaco

Martino Maggio

Comune di San Biagio Platani

Il Sindaco

Filippo Bartolomeo

Comune di Santa Elisabetta

Il Sindaco

Emilio Militello

Comune di S. Margherita Belice

Il Sindaco

Francesco Valenti

Comune di Sant’Angelo Muxaro

Il Sindaco

Giuseppe Aurelio Leto

Comune di S. Stefano Quisquina

Il Sindaco

Stefano Leto Barone

Comune di Villafranca Sicula

Il Sindaco

Domenico Balsamo

 

Avv. Luigi Restivo Pantalone

ALLEGATO 1

XV  Legislatura ARS

REPUBBLICA ITALIANA

ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

ORDINE DEL GIORNO APPROVATO

NELLA SEDUTA N. 356 DEL 13 GIUGNO 2012

(N. 716)

L’ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

PREMESSO che, con decreto  del  Presidente  della

Regione, il 1° giugno  del  corrente  anno  è  stato

nominato un commissario presso  l’ATO  di  Agrigento

per la consegna degli impianti idrici  ancora  nella

disposizione  dei  comuni,  e  il  7  giugno  eguale

commissariamento è stato deliberato per la  consegna

degli impianti  idrici  di  11  comuni  dell’ATO  di

Siracusa;

RICORDATO che:

presso   la   quarta   Commissione    legislativa

permanente   dell’Assemblea   regionale    siciliana

‘Ambiente e territorio’, dal 21  marzo  2012,  è  in

corso la discussione sui due disegni di  legge,  uno

di  iniziativa  parlamentare  e   uno   d’iniziativa

popolare,  per  la  ripubblicizzazione   dell’acqua,

culminato nell’accorpamento nel disegno di legge nn.

461-373-501-553-642 bis  recante  ‘Principi  per  la

tutela, il governo  e  la  gestione  pubblica  delle

acque e disposizioni per la  ripubblicizzazione  del

servizio idrico in Sicilia’, la  cui  trattazione  è

stata avviata  in  seconda  Commissione  legislativa

permanente ‘Bilancio’ il 5 giugno ultimo scorso;

tale esame fa seguito  alla  presentazione  sulla

materia di un disegno di legge d’iniziativa popolare

che  ha  preceduto  e  si  è  fatto  interprete  del

risultato   del   referendum   nazionale   che    ha

riaffermato la pubblicità del bene idrico;

la campagna a  tutela  di  un  bene  comune  così

prezioso come l’acqua ha avuto e continua  ad  avere

una diffusione ed una capacità di  sensibilizzazione

sull’opinione  pubblica  tale  da  potersi  definire

straordinaria;

il livello di mobilitazione si è  tenuto  alto  e

con maggiore impegno in quelle  realtà  dove  grande

continua ad  essere  il  bisogno  di  una  giusta  e

corretta gestione delle risorse idriche;

in alcune realtà della Sicilia, parallelamente al

lavoro messo in atto dalla rete  dei  movimenti  per

l’acqua, è in atto  da  mesi  uno  scontro  fra  gli

amministratori locali e i soggetti gestori  per  non

consegnare  a  loro  le  reti,   gli   impianti   di

distribuzione e gli impianti di depurazione;

l’Agenzia  regionale  per  i  rifiuti  le   acque

(ARRA), irritualmente, aveva già nominato commissari

nei comuni che non  avevano  ancora  consegnato  gli

impianti idrici, violando norme  costituzionali  che

tutelano l’autonomia degli enti locali;

in alcuni comuni, manifestazioni  popolari  hanno

fisicamente impedito ai commissari mandati dall’ARRA

d’insediarsi,  determinando  in  qualche  caso  seri

problemi di ordine pubblico;

in questo quadro l’Assemblea regionale  siciliana

ha già approvato ordini del giorno  che  impegnavano

il Governo  della  Regione  ad  intervenire  per  la

sospensione dei commissariamenti disposti dall’ARRA;

OSSERVATO che:

della legge finanziaria regionale del 2010  (l.r.

n. 11 del 2010), dove fu stabilito  che  in  Sicilia

l’acqua e la sua erogazione restassero  al  servizio

pubblico, non hanno trovato  ancora  attuazione  gli

articoli 49 e 50;

nella  nota  di  trasmissione  del  Decreto   del

Presidente della Regione, di cui in premessa,  viene

allertata la Prefettura di Siracusa per convocare  i

sindaci per la consegna degli impianti,

IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

a sospendere ogni atto di nomina  dei  commissari

nelle province in cui gli amministratori  locali  si

siano opposti fermamente alla consegna  ai  soggetti

gestori   degli   impianti   e   delle    reti    di

distribuzione, anche in  considerazione  che  il  30

giugno è il termine per lo  scioglimento  degli  Ato

previsto da una norma nazionale;

ad evitare che possano sorgere problemi di ordine

pubblico,  in  considerazione  che  il  ricorso   al

Prefetto,  come  nel  caso   di   Siracusa,   sembra

prefigurare un  intervento  manu  militari per   la

consegna degli impianti;

a  dare  corso  rapidamente  all’istruttoria  che

consenta l’impiego di circa  800  milioni  di  euro,

previsti  nell’Accordo  di  programma   quadro,   in

direzione  della   infrastrutturazione   idrica   in

Sicilia.

 
Note
- L’ordine del giorno è stato approvato con la  rettifica,

nella parte  impegnativa,  della  parola  ‘revocare’  in

’sospendere’.  (V.  resoconto  stenografico  seduta   n.

356/2012).

 
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