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Cianciana nella preistoria: Nuovi dati sul tema delle relazioni egeo-micenee. Relaz. Prof. Cultraro. PDF Stampa E-mail
Scritto da Paolo Sanzeri   

 

  Anteprima Anteprima  "Il territorio di Cianciana (AG) nella preistoria: Nuovi dati sul tema delle relazioni Egeo-Micenee nella Valle del Platani", è l'ultimo tassello scientifico che indaga il territorio di Cianciana  sotto l'aspetto archeologico. Relazione del Professore Massimo Cultraro, Relatore della Tesi di Laurea della Dott.ssa Azzzurra Monaco:

Il lavoro della laureanda Azzurra Monaco è uno studio sistematico ed organico delle forme di popolamento nel territorio di Cianciana nella preistoria, dal momento che si tratta di un comprensorio scarsamente noto nella letteratura archeologica e non solo paletnologica.


Il comprensorio in esame rappresenta un territorio centrale dal punto di vista nelle dinamiche di collegamento tra le aree interne dei Monti Sicani e la fascia costiera, ma a fronte di un forte interesse mostrato alla fine dell’Ottocento, di fatto per quasi un secolo il lungo silenzio, che ancora oggi aleggia su questo territorio, non ha consentito una lettura sistematica di certi problemi ancora oggi rimasti aperti.

 

 

 

 

Anteprima
 

 

Università degli Studi di Palermo, Facoltà di Lettere e Filosofia,

Corso di Laurea Magistrale in Archeologia.

Anno accademico 2011-2012.


"Il territorio di Cianciana (AG) nella preistoria: Nuovi dati

sul tema delle relazioni egeo-micenee nella Valle del

Platani."

Tesi sperimentale di Laurea Magistrale di Azzurra Monaco

Relatore Prof. Massimo Cultraro


Relazione del Professore Massimo Cultraro:

Il lavoro della laureanda Azzurra Monaco è uno studio sistematico ed organico delle forme di popolamento nel territorio di Cianciana nella preistoria, dal momento che si tratta di un comprensorio scarsamente noto nella letteratura archeologica e non solo paletnologica.

Il comprensorio in esame rappresenta un territorio centrale dal punto di vista nelle dinamiche di collegamento tra le aree interne dei Monti Sicani e la fascia costiera, ma a fronte di un forte interesse mostrato alla fine dell’Ottocento, di fatto per quasi un secolo il lungo silenzio, che ancora oggi aleggia su questo territorio, non ha consentito una lettura sistematica di certi problemi ancora oggi rimasti aperti.

E’ vero che negli ultimi anni una missione tedesca, sotto la guida del Prof. Johannes Bergemann dell’Università di Gottinga, sta cercando di mettere ordine dal punto di vista topografico e delle forme di insediamento nel territorio in esame. Tuttavia, l’obiettivo principale del Prof. Bergemann, che censisce comunque tutti i materiali nel corso delle sue ricognizioni di superficie, rimane prevalentemente orientato verso interessi relativi al vasto arco cronologico tra l’epoca storica e il Medioevo.

Quindi la preistoria, possiamo dire, rimane a latere di certe ricostruzioni sulle forme di popolamento nel territorio.

Considerate queste premesse e tenendo conto della lacunosità delle informazioni attualmente disponibili, il lavoro della dott.ssa Azzurra Monaco quindi si doveva necessariamente basare su una ricostruzione di tipo filologico-archivistico di tutto ciò che era possibile mettere insieme su questo importante territorio.

Sono sorte una serie di difficoltà di natura logistica e organizzativa, a cominciare dalla rassegna sui rinvenimenti di materiale archeologico eseguiti in passato, quali i famosi pani in piombo di epoca tardo-repubblicana oggi conservati presso il Museo Archeologico Regionale “Antonino Salinas” di Palermo. Questo gruppo di oggetti, rinvenuti nella seconda metà dell’Ottocento dallo stesso Salinas, purtroppo, non è stato possibile visionarlo poiché, come è noto, il Museo Salinas è ancora in fase di ristrutturazione e al momento non si può accedere nei depositi.

Si tratta, in ogni caso, di materiale di grande interesse, poiché, se escludiamo manufatti simili trovati in aree costiere o in relitti navali, quello di Cianciana rappresenta al momento la sola testimonianza di un intenso commercio di piombo segnalato in una zona dell’entroterra. Anche questo argomento, che esula comunque dalla presente tesi di laurea, merita un’adeguata indagine perché potrebbe aprire nuove prospettive di ricerca sull’eventuale sfruttamento, in epoca romana, di galene piombo-argentifere localizzate in Sicilia e ancora note attraverso le fonti arabe.

Torniamo ancora sulle fonti documentarie utilizzate da A. Monaco.  

Di estremo interesse, inoltre, è il materiale riferibile al Bronzo tardo finale e della prima età del Ferro, sempre conservato nei depositi del Museo Salinas. Rinvenuto nel corso dell’Ottocento e descritto in modo approssimativo dal De Gregorio nel 1919, rappresenta un nucleo di vasi che differisce da quello di Sant’Angelo Muxaro e si colloca piuttosto nell’ambito delle produzioni della Sicilia centro occidentale avendo come riferimento Scirinda di Ribera, scavato dal Prof. Castellana.

La storia degli studi che occupa il secondo capitolo è un bel lavoro di raccolta di queste testimonianze che si fondano soprattutto sull’analisi dei testi di studiosi locali, grazie ai quali è stato anche possibile rintracciare il materiale disperso tra le varie collezioni private e pubbliche.

A questo punto si inserisce, in una situazione resa sfavorevole dalla temporanea chiusura del Museo Salinas, una provvidenziale soluzione offerta da una raccolta di materiale archeologico conservato presso il Museo Civico di Cianciana. Grazie alla liberalità dell’arch. Paolo Sanzeri, responsabile del museo stesso, è stato possibile prendere in esame i pochi, ma preziosi, materiali di epoca preistorica conservati nella collezione locale.  La valida collaborazione con lo studioso locale, autore di un interessante volume sulla storia di Cianciana, ha permesso di ricostruire l’originario contesto di provenienza di alcuni vasi, quali ad esempio il gruppo di oggetti da Millaga relativo ad una tomba del Tardo Eneolitico. Le informazioni fornite dall’arch. Sanzeri si sono rivelate assai preziose, perché è stato possibile identificare il luogo di recupero degli oggetti e appurare che la tomba era pertinente ad un bambino, come mi pare di ricostruire in base all’unico cranio recuperato, cranio che risultava, al momento della scoperta, collocato al di sopra di un boccaletto, offrendo spunti di riflessione su alcuni rituali funerari in uso nella Sicilia del III millennio a.C.

Inoltre, nel corso del sopralluogo, è stato possibile identificare un lembo superstite del deposito archeologico contenente ancora ossa umane che speriamo un giorno di poter rimuovere in modo sistematico e scientifico.

Volevo far notare altri due aspetti della ricerca:, il primo è l’interesse mostrato da Paolo Orsi per questo territorio alla fine dell’Ottocento, in occasione di una sua visita a Girgenti quando gli venne segnalata la zona di Monte Sara nel Comune di Ribera. Da questa località i contadini del posto tiravano fuori ripetutamente vasi d’impasto che Orsi in parte riesce ad intercettare, acquistandone alcuni per il Museo di Siracusa, dove tutt’oggi sono in esposizione.  Dopo Orsi, come giustamente fa rilevare la dott.ssa Monaco, cade il silenzio sulle ricerche nel territorio tra Cattolica e Cianciana e occorre attendere le esplorazioni di Giuseppe Castellana per una ripresa dei lavori nella zona, ma con orientamenti diversi dagli interessi preistorici, perché il sito di Bissana scavato dallo stesso studioso restituisce reperti di epoca imperiale e tardo antica.

E veniamo al secondo aspetto della ricerca: il territorio di Cianciana era noto, fin dai primi anni post-unitari per il rinvenimento di ceramiche preistoriche finite in alcune collezioni private, come ricordava il marchese De Gregorio nel 1919. Buona parte del materiale è andato disperso, ma al Museo Salinas si conservano alcuni esemplari che meritano di essere studiati e, magari con l’aiuto dei registri di inventario, sperare di ricavare qualche informazione supplementare sul luogo di rinvenimento.

Il lavoro presenta un catalogo di tutti i manufatti preistorici conservati presso il locale museo civico, forniti di una scheda contente le principali informazioni relative al contesto di rinvenimento e all’inquadramento crono-tipologico.

A questo punto, sulla base della scorta dei materiali elencati dal De Gregorio, vengono fuori due complessi architettonici di un certo rilievo che danno il quadro generale di riferimento per riprendere il problema della penetrazione egeo-micenea nel territorio interno dell’agrigentino.

Il primo è il complesso del vallone Millaga, a Sud dell’attuale Comune di Cianciana, un’area nella quale sono state individuate due straordinarie tombe a camera scavate nella marna, precedute da un lungo corridoio. Le camere interne possiedono due lettini funebri, e singolare è il profilo tholoide con l’elemento di chiusura sommitale che ricorda la chiave di volta delle strutture egeo-micenee.

La seconda struttura è quella di Cozzo Turco che invece è una struttura anch’essa tholoide, ma che sembra risultare più vicina alle tipologie funerarie dell’area più orientale del Platani.

Si è avuta una certa difficoltà nel rilevare e localizzare le tombe, in quanto queste due strutture ricadono in proprietà privata e non è stato possibile disegnare o fare anche degli schizzi delle strutture. Anche la documentazione fotografica si è limitata alle immagini riprodotte nella tesi perché il Prof. Bergemann ha in corso di edizione i due gruppi di tombe ipogeiche

La struttura più significativa è quella del Vallone Millaga, perché riprende i tipi architettonici che sono caratteristici dell’area di Ribera, in particolare la necropoli di Anguilla, dove le tombe scavate nella tenera roccia presentano uno lungo corridoio con pareti inclinate, una cella dal profilo tholoide e un letto funebre. Si tratta, infatti, di elementi architettonici e funzionali che non si ritrovano nel gruppo di escavazioni localizzate nell’area del Platani, tra Sant’Angelo Muxaro, Acquaviva Platani e Sutera, dove invece, forse a causa di una differente situazione geomorfologica, le strutture ha un corridoio di lunghezza minore.

La coesistenza, nel territorio di Cianciana di due differenti tipologie funerarie, ma entrambe riconducibili al fenomeno delle influenze egeo-micenee nella valle del Platani nel corso delle fasi avanzate dell’età del Bronzo, è un fatto di grande rilevanza in termini storici e di processi di formazione culturale. Tale evidenza, infatti, conferma non solo che la penetrazione degli elementi egeo-micenei si sia spinta all’interno del corso del Platani, ma soprattutto il ruolo di mediazione del comprensorio di Cianciana tra i differenti flussi culturali provenienti dall’area costiera e dalle zone più interne.

Più in generale, ad una prima lettura, la tesi potrebbe sembrare incompleta e scarna, ma mi preme sottolineare che si tratta di un lavoro fondato su dati inediti, perché i materiali conservati attualmente presso il civico museo di Cianciana, rappresentano un’importante testimonianza delle forme di occupazione e delle dinamiche insediative in un territorio che, lasciatemi ripetere, è strategico nelle forme di contatto tra la zona interna e quella costiera.

Personalmente, in qualità di relatore, sono molto soddisfatto del lavoro che è stato arricchito anche dal punto di vista topografico e della cartografia storica. Occorre ricordare che Cianciana rientra nel novero dei Comuni virtuosi, perché a dispetto di altri Comuni molto più frequentati e con una lunga tradizione storica, pur essendo una cittadina di recente costituzione, conserva una straordinaria documentazione cartografica databile tra la fine del Settecento e la prima metà dell’Ottocento. La raccolta di questi documenti, che in parte erano stati censiti e catalogati dall’arch. Sanzeri, ha costituito uno degli elementi cardine del presente lavoro perché ha permesso alla candidata di identificare, sulla base degli antichi toponimi, quelle che erano le principali risorse geo-minerarie dell’area, quali il salgemma e  lo zolfo. In futuro credo che un approfondimento delle evidenze geo-minerarie nel comprensorio ciancianese possa contribuire a contestualizzare meglio il deposito delle barre di piombo di epoca romana, delle quali abbiamo già parlato, aprendo insospettabili scenari sulla presenza di galene piombo-argentifere nel territorio.

In conclusione, il lavoro di Azzurra Monaco è una ricerca seria e ponderata, che rappresenta un raro esempio di studio interdisciplinare tra fonti di natura differente. Mi auguro che da questo lavoro possa seguire una sempre più stretta e proficua interazione tra Enti Locali, Università (e non solo italiane) e Soprintendenza Archeologica, avendo come oggetto l’indagine sistematica di un territorio di grande interesse per la ricostruzione dei modelli di occupazione territoriale nella Sicilia centrale nel corso dell’età pre-protostorica.


 

 

"Il territorio di Cianciana (AG) nella preistoria: Nuovi dati sul tema delle relazioni Egeo-Micenee nella Valle del Platani."

 

Tesi sperimentale di Laurea Magistarle di Azzurra Monaco.

Relatore Prof. Massimo Cultraro.

 

 Università degli Studi di Palermo, Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di Laurea Magistarle in Archeologia.

Anno accademico 2011-2012.

Trovasi disponibile alla consultazione presso il Museo Civico di Cianciana.

 
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