CIANCIANA.INFO - Il portale su Cianciana by Paolo Sanzeri -Storia, Cultura, Architettura, Turismo, Cronaca ed altro - La modernizzazione parassitaria: il caso Cianciana. Industria estrattiva.

 

 

 

Home arrow Miniere di Zolfo arrow La modernizzazione parassitaria: il caso Cianciana. Industria estrattiva.
Advertisement

Libro: Sant'Antonino di Cianciana, storia di una città di nuova fondazione

Advertisement
Advertisement
Advertisement

Webcam Cianciana

Advertisement
Advertisement
Advertisement

Cerca

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement

Per l'acqua pubblica

Per l'acqua pubblica
Radio
Radio Capital
Radio Deejay

Immagine casuale

__logo.jpg

Articoli in lingua inglese

Advertisement

Articoli in lingua russa

Advertisement

Mappa interattiva

Advertisement

Festa di San Giuseppe

Advertisement

carta turistica informativa

Advertisement
La modernizzazione parassitaria: il caso Cianciana. Industria estrattiva. PDF Stampa E-mail
Scritto da Marcello Martorana   

Intorno  al  1800, la  scoperta  di  un   ricco  bacino   solfifero   nei  pressi   di   Cianciana rappresentò  un  avvenimento di eccezionale  importanza  per l’economia   del    paese.

All’epoca  la  casa commerciale inglese  “Morrison Seager & Company” possedeva nel territorio di Cianciana una grande miniera di zolfo, che non curava di attivare perché vi erano  particolari circostanze,  come  ad esempio la mancanza  di una rete stradale,  che non  le  permettevano  di produrre  adeguati  profitti.

La situazione mutò profondamente quando un imprenditore di Casteltermini, Vincenzo di Giovanni, chiese  alla società inglese  di riattivare la miniera affidandogli la gestione della stessa. Egli  trasformò in breve tempo  una miniera  di scarsa utilità  economica in fonte  di  prosperità  e   di  considerevoli  guadagni,  tanto che  numerose  altre   miniere furono  aperte  nelle  immediate  vicinanze.

 

Queste miniere, nella seconda metà dell’800 avevano una potenzialità di 500 q.li metrici di minerale fuso,  tuttavia non rendevano che 50 q.li annui circa. Ciò era dovuto al grave ostacolo  rappresentato  dalla  mancanza di  strade,  ragion per cui il materiale, una volta estratto,  veniva  trasportato esclusivamente  dai  muli fino alla rotabile, e poi con carri a trazione  animale  fino  al  porto  d’imbarco. Questi trasporti a soma, essendo praticabili solo  in  pochi  mesi  dell’anno  (a   causa   del  clima) ,  si  rivelavano   insufficienti   al trasferimento   dell’intera  massa   di  materiali   che  potevano offrire i terreni solforosi.

Tra la fine dell’ ‘800 e gli inizi del secolo successivo, si  ebbe  un  incremento  notevole della   produzione   con   quasi   1000  operai  impegnati   nelle  17  miniere   attivate.

Il rinvenimento   di  minerale   solfifero  negli   U.S.A.  diede  luogo   ad un’aspra  concorrenza che   arrestò,   in  un   primo  tempo,  l’aumento  e  produsse,  in  seguito, una   graduale diminuzione della produzione, facendo  rimanere  invenduto  il  costoso  zolfo  siciliano (che  nel  frattempo  si  andava accumulando  sulle banchine dei porti di Catania, Licata, Termini Imprese, Porto Empedocle).

Oltre   alla  concorrenza  statunitense,  nel  mercato  dello   zolfo,  a   causare la crisi dell’industria estrattiva siciliana e ciancianese contribuirono i seguenti fattori:

-   La mancanza  di  iniziative  industriali  nelle esecuzioni delle ricerche e nei lavori di  preparazione  alle  successive  estrazioni.

-   La  carenza  di  impianti  necessari  per  l’estrazione  del  minerale

-   La   carenza  di  strade  decenti.

-   L’assoluta  deficienza  di  personale  tecnico  specializzato.

 

Un’altra remora, per quelle miniere non gestite direttamente dai proprietari ma date in “gabella” , era rappresentata  dalla  breve  scadenza  del  contratto  di  gestione  ( 9 anni), ragion per cui il “gabellotto” non era interessato a rischiare forti capitali per l’acquisto e la  manutenzione  di  impianti  meccanici.  Unico suo scopo era quello di sfruttare al più presto i giacimenti  scoperti,  non  preoccupandosi  se  una  parte  del  minerale   estratto andava disperso per eventuali crolli o per altre cause. Inoltre nel  periodo  di  crisi  i vari proprietari,   diffidenti  per  natura  e  quindi  dotati  di  scarso  spirito  associativo,  non tentarono nemmeno di riunirsi in un consorzio idoneo a sostenere il peso di certe spese necessarie  per  continuare  l’attività  estrattiva, preferendo concorrere tra loro piuttosto che   cooperare.

Tutte   queste   cause   portarono   alla   smobilitazione   delle     miniere,  decretata  nel  1959 dall’Assessorato  per l’Industria e per il Commercio e terminata nel 1962,  costringendo alla fuga  centinaia  di  lavoratori  interessati  direttamente  o  indirettamente  all’attività mineraria.

Per  quanto  riguarda  la  produzione  di  zolfo  si  deve  notare  che i dati della prossima  tabella   sono   approssimati   per  difetto  e  ciò   perché    gli  industriali     locali   non denunciavano   mai   esattamente  la  quantità   prodotta   al   Distretto  Minerario di Caltanissetta, e sfuggendo ad ogni controllo  continuavano a vendere  di  contrabbando parte  del  minerale  estratto.

  

DATI RELATIVI ALLA PRODUZIONE E ALLA MANO D’OPERA

 

DEL BACINO SOLFIFERO DI CIANCIANA

 

ANNO

PROD. IN TONNELLATE

NUMERO DI OPERAI

1900

10.182

1143

1905

10.588

1116

1910

7.756

807

1915

5.994

572

1920

5.174

603

1925

4.169

315

1930

4.939

329

1935

4.165

335

1940

4.368

493

1945

1.472

274

1950

3.352

354

1955

3.984

380

1960

30.03

270

                  

 

La modernizzazione parassitaria: il caso Cianciana. Tesi di laurea di: Marcello Martorana. Anno accademico 2002-2003

 
< Prec.   Pros. >